Al comune di Erice ci fu un abbaglio investigativo? Se stiamo alle decisioni finali del tribunale di Trapani si deve affermare che l’errore c’è stato. Il Gip Caterina Brignone ha infatti disposto l’archiviazione del procedimento penale nei confronti dell’ex vice sindaco architetto Angelo Catalano e dell’architetto Pietro Pedone, dirigente tecnico del comune della Vetta. In precedenza anche il sostituto procuratore Franco Belvisi, che aveva coordinato le indagini, aveva espresso analoga richiesta. Insomma, ad Erice, negli uffici comunali, non era stato commesso alcun reato.

Eppure il primo febbraio dello scorso anno sembrava scoppiato un caso che avrebbe dovuto aprire quel vaso di pandora che si nascondeva nelle nebbie ericine. Protagonista principe, secondo le indagini, sarebbe stato il vice sindaco della giunta Toscano, l’architetto  Angelo Salvatore Catalano, anche se i reati per i quali era finito in carcere riguardavano soprattutto il suo ruolo di assessore della precedente amministrazione, quella guidata dal Sindaco Giacomo Tranchida, attuale primo cittadino della città capoluogo. I fatti incriminati, infatti, si riferiscono agli anni dal 2016 al 2018. Le accuse per Catalano erano pesanti: turbativa d’asta, abuso d’ufficio, peculato e irregolarità nelle procedure di assegnazione delle gare. Agli occhi degli investigatori Catalano appariva un Dominus con ampi poteri in un settore particolarmente “difficile” come quello dei lavori pubblici e connessi. Con lui, in concorso per gli stessi reati, era finito il suo accusatore, il dirigente del comune Pietro Pedone che agli inquirenti giustificava il suo operato per “le continue pressioni esercitate“ dal Vice Sindaco nell’assegnare lavori a ditte “ amiche”. L’archiviazione dei due, ovviamente, mette un grosso tassello sulla restante conclusione giudiziaria  di quella indagine.

Rimane aperto il capitolo della condanna dell’architetto Catalano per corruzione abuso d’ufficio a un anno e undici mesi di reclusione. Una vicenda ancora tutta aperta. Catalano infatti aveva patteggiato la condanna su suggerimento del suo avvocato. Rimesso in libertà ha però deciso di rifiutare quella misura preferendo andare al processo. La prima mossa è stata il cambio del legale, successivamente ha convocato i giornalisti per spiegare il motivo della rinuncia al patteggiamento: “il carcere, lo sconforto familiare, lo stress psicologico. Ma ero e sono innocente, accusato di colpe che non ho commesso. Se ci sono, aveva aggiunto in modo sibillino, andrebbero addebitati ad altri”. Non aveva voluto aggiungere, altro se non quello di essere stato abbandonato da tutti : “dal giorno del mio arresto non ho più sentito nessuno, neanche Tranchida…”.

Aldo Virzì

Leave a Reply

Your email address will not be published.