Ben difficilmente Antonino Accardo avrebbe potuto continuare a governare il comune di Calatafimi con la pesante accusa sul collo di essere stato eletto con i voti della mafia e quelli comprati a cinquanta euro l’uno. Certo, per lui non erano scattate le manette dell’operazione antimafia “Ruina”, solo un avviso di garanzia, ma pesante: “corruzione elettorale e tentata estorsione”; interrogato dai magistrati ha preferito avvalersi della possibilità di non rispondere.

Ma non poteva continuare a fare il Sindaco, anche i giovani del movimento “amunì Calatafimi” che pure sostenevano questa amministrazione, pur con qualche difficoltà e mal di pancia politico, in un documento erano stati molto chiari: “se l’Amministrazione Comunale non ritiene di poter continuare ad operare con serenità rallentando quindi lo sviluppo del nostro paese, chiediamo le immediate dimissioni della/e parte/parti coinvolte dell’Amministrazione Comunale: Sindaco, Assessori, Consiglieri che siano o di tutta questa”. Sono bastate le sole dimissioni di Accardo, per azzerare la giunta e prossimamente anche il consiglio, che sono arrivate oggi con una lettera nella quale Accardo, come succede in questi casi, oltre a riporre la  rituale “fiducia nell’operato della magistratura” si dice certo che “ riuscirò a dimostrare il prima possibile la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Solo per l’alto senso politico e istituzionale che ha sempre improntato il mio impegno civico, – aggiunge – pur non sussistendo alcun obbligo in tal senso, ritengo opportuno rassegnare, con effetto immediato ed irrevocabile, le mie dimissioni dalla carica di Sindaco di Calatafimi”.

Adesso, come è successo in altre occasioni, anche per motivazioni diverse, la “pratica” passa a Palermo, al Governo Regionale che dovrà nominare il commissario ad acta e successivamente indire le elezioni per il rinnovo del consiglio e l’elezione del nuovo Sindaco.

                                                                                 A.V.

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