CASO FAZIO: SENTENZE RISPETTATE MA…

Una massima afferma che “ le sentenze di un tribunale vanno rispettate”; la riteniamo giusta e sacrosanta. Una non massima, ma  luogo comune, dice che possono essere criticate.

Ci atteniamo a questi principi per commentare la sentenza del tribunale di Trapani, sezione civile, relativa al cosiddetto “caso Fazio”, cioè la dichiarazione di incompatibiità sancita dal Consiglio Comunale di escludere Fazio essendo ancora in piedi uno strascico giudiziario-amministrativo con Dolce per il noto caso.

Abbiamo letto la sentenza che ci lascia perplessi su alcune affermazioni fatte dai magistrati secondo i quali basta una normale fideussione bancaria o peggio una semplice scrittura privata per essere mondati da una norma legislativa regionale relativa ai contenziosi economici tra due parti. Ancora, il ricorrente ( Fazio) aveva chiesto al Tribunale “di essere reintegrato nella carica di consigliere comunale PREVIO ANNULLAMENTO DELLE DELIBERE CONSILIARI”, correttamente il collegio giudicante ha scritto di non avere questi poteri ma, sostanzialmente ha dato un giudizio di merito secondo il quale l’amministrazione comunale a fronte della presentazione della fideussione non avrebbe più titolo per intervenire., ma aggiunge che “il giudice ordinario (cioè il collegio ndr) non svolge un sindacato di legittimità dell’atto del consiglio, ne esercita giurisdizione di annullamento dello stesso”. In pratica le delibere sono ancora validissime e solo il TAR può annullarle. Ergo: sino a quel momento Fazio deve ritenersi incompatibile alla carica di consigliere comunale. Una sentenza che appare più un parere che smentisce l’Amministrazione Comunale, non il Consiglio Comunale che, come è noto, dopo la riforma è organo diverso. Del resto Dolce chiama in causa sia Fazio che il Comune, questo rimane e sarà il tribunale d’Appello a dover decidere se ha ragione o torto.

Certo, ad oggi Fazio ha ricevuto un buon viatico che utilizzerà per le restanti cause. In questa vicenda, sin dall’inizio, l’ex Sindaco è riuscito a cavarsela molto bene, basti pensare che per un’accusa, riconosciuta in tutti i gradi di appello, pesantissima di “violenza privata e consumata”, tra l’altro commessa nella qualità di pubblico ufficiale, ha rimediato una semplice multa di neanche duemila euro con una motivazione che, tra l’altro, giustifica la violenza nell’interesse della città. Motivazione ben strana che segna una svolta nel diritto, ma che purtroppo come la mite condanna dal Fazio ricevuta non è per tutti. In genere per una violenza tentata e consumata si è condannati ad anni di galera a prescindere dalle giustificazioni addotte. Per l’ex sindaco non è stato cosi, rimane un pregiudicato, ma “giustificato”. Ben per lui.

 

Aldo Virzì

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