Riceviamo e pubblichiamo la nota che Cgil e UDI hanno inviato a Sindaco e al Presidente del consiglio di Marsala:

Le scriventi avendo appreso dai mezzi di informazione quanto Deliberato dal  Consiglio Comunale di Marsala in riferimento al “Registro dei bambini mai nati”,  chiedono a tutto il Consiglio che RIFLETTA sul contenuto di  tale mozione, in quanto viola il diritto alla riservatezza in materia di sanità, sfiorando un principio di anti costituzionalità  e pertanto  DECIDA il RITIRO di  tale mozione. Il tema in questione affrontato  tratta di  una materia ampiamente normata che fino ad ora ha garantito regole universali e diritti costituzionali e che pertanto “non si capisce proprio l’esigenza di minare, a meno che non si voglia mettere in discussione l’autodeterminazione delle persone, la libera scelta delle donne e imporre, attraverso provvedimenti amministrativi, nel nome del diritto alla vita,  cosa si deve o non si deve fare per non urtare la presunta “etica comune”.Perdere un figlio durante la gestazione, magari anche in fase avanzata, è sicuramente un trauma, un dolore atroce e si comprende il desiderio di avere un luogo dove poterlo seppellire e piangere.

Ma nell’azione in questione non si comprende  l’obiettivo di dare conforto a chi ha perso un figlio prima di poterlo stringere a se, ma il tentativo, inquietante, di gestione di questioni che appartengono a scelte decisive per la vita delle donne”.                                                               

Va ricordato che l’art. 1 del cod. civile subordina la capacità giuridica (capacità di essere titolari di diritti e doveri) alla nascita, salvi gli specifici diritti riconosciuti al “concepito” dalla legge specifici diritti che si trovano nella legge sulla interruzione volontaria della gravidanza (194), nella legge sulla procreazione medicalmente assistita e in varie disposizioni anche del codice. Si evince chiaramente che l’embrione non è un essere umano, che viene considerato “bambino” dal protocollo di Harvard dalla 28 settimana di gravidanza, cui aderiscono i Paesi che legalizzano l’aborto.

Di fatto cambiare la definizione di “prodotto del concepimento” in “bambino”, è quindi andare contro la giurisprudenza in materia. Inoltre, le leggi attualmente vigenti (285/1990 e DPR 254/2003) in materia di sepoltura per i feti, dispongono che, prima della ventesima settimana, i feti possono essere reclamati dalla famiglia, diversamente vengono smaltiti come materiale organico.

Fino alla ventottesima le aziende ospedaliere sono obbligate alla tumulazione in fosse comuni, sempre che i genitori non preferiscano un’altra sistemazione. E dopo la ventottesima settimana, possono essere registrati all’anagrafe come nati morti e avere una tomba con lapide ed epitaffio come tutti. Dalla suddetta delibera – che specifica che la registrazione si potrebbe fare anche SENZA l’autorizzazione dei genitori – non si comprende secondo quale prassi ció possa avvenire, senza che la terza parte che dovrebbe interessarsi e farsi carico (anche economico) della tumulazione non leda il diritto alla riservatezza di chi ha scelto/subito l’aborto .
Occorrono campagne di più informazione . Nella realtà, pur esistendo una specifica  normativa , essa è nella maggior parte dei casi ignorata o disattesa in molte strutture ospedaliere. Al momento della raccolta del consenso informato, i genitori non sempre vengono ben  informati  su cosa è possibile fare nel caso in cui il loro bambino nasca senza vita. Tuttavia essi hanno la possibilità di chiedere, se ne fanno  istanza, la  sepoltura   anche  se in età inferiore alle 20 settimane.
Un ruolo di primaria importanza deve essere svolto dai consultori, costantemente sotto organico ed in molti casi carenti di psicologi e di quelle figure in genere che possono assistere le donne  anche nel difficile percorso di interruzione della gravidanza.Ed occorrono percorsi di informazione e prevenzione,   soprattutto nelle scuole, tra i mediatori culturali e nelle comunità straniere , adoperarsi per il diritto alla vita partendo dai giovani per una cultura alla rispetto alla vita.

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