Chiude il Mercato ittico. Ritondo: «Damiano non tutela la categoria dei pescatori»

Diffuso il malcontento tra i lavoratori trapanesi del settore ittico.

E’ stato chiuso domenica sera il mercato ittico di Trapani, sito in via Cristoforo Colombo,  per un provvedimento comunale, reso necessario per effettuare dei lavori relativi ai requisiti igienico-sanitari richiesti dalla normativa vigente in materia.

Lo sfogo di un rigattiere: «La nostra categoria non è nemmeno presa in considerazione, adesso non sappiamo dove andare a vendere il pesce. Siamo tra l’incudine e il martello: il comune non ci ha concesso nemmeno il suolo pubblico provvisorio e la capitaneria ci sta col fiato sul collo».

Il comune di Trapani ad oggi non si è ancora pronunciato sull’eventualità di adibire momentaneamente un altro luogo alle attività legate al mercato del pesce, e se i pescatori possono tamponare all’emergenza vendendo il pescato a bordo delle loro imbarcazioni, i rigattieri si trovano attualmente impossibilitati ad esercitare la loro attività.

A fronte dell’interdizione provvisoria degli spazi autorizzati, il comune non ha rilasciato concessioni straordinarie di suolo pubblico per permettere la vendita del pesce sulle banchine o lungo i marciapiedi che costeggiano il porto peschereccio.

Si irrigidisce così un clima già teso a causa degli scioperi che i pescatori di tutta Italia stanno attuando in questi giorni per chiedere la revisione della legge 154/2016.

«Mi hanno fatto stancare di fare questo lavoro» afferma Paolo Bevilacqua, pescatore trapanese, prossimo alla pensione. «Il nostro settore è destinato a morire, troppe tasse, troppi vincoli e adesso anche la chiusura del mercato. Che si mettessero d’accordo Capitaneria, Comune e Prefetto. In mezzo alla strada non ci fanno stare, ma noi non sappiamo dove andare».

La Capitaneria di Porto di Trapani taglia corto sulla questione: «L’area mercatale è di competenza del comune. Il nostro lavoro si limita alle attività di controllo inerenti la pesca, come le etichettature e le tracciabilità dei prodotti».

Antonino Ritondo, presidente delle cooperativa Pescatori Sant’Alberto, ha sollecitato l’intervento dell’amministrazione comunale, nella speranza che nei prossimi giorni darà delle risposte concrete in merito alla faccenda. «La chiusura momentanea del mercato ittico crea qualche disagio ai pescatori, ma diventa un problema serio per i rivenditori. Per le prossime settimane saremo in balìa delle onde» sottolinea Ritondo. «Inoltre riconosco che tale provvedimento sia funzionale anche ad arginare il fenomeno dell’abusivismo, tuttavia è grave il fatto che non ci sia stato concesso un altro luogo dove allestire il mercato. Il comune sta creando seri problemi in questo senso, cosa che interpreto come l’ennesima dimostrazione della superficialità riservata alla nostra classe. Durante le campagne elettorali siamo oggetto di discorsi apprezzabili di cui purtroppo restano solo le belle parole. Il sindaco Vito Damiano si era impegnato a porre una soluzione ai problemi logistici dei pescatori, ma ad oggi il nulla.

Il comune ha acquistato dei banchetti che poi affitta al singolo operatore ittico alla cifra di 250 euro annui,  nel contratto però è a carico dell’affittuario l’onere di sostenere le spese di pulizia del mercato, che ammontano complessivamente a 45/50 mila euro annui,chiaramente la cifra va divisa per i lavoratori, ma grava eccessivamente sulla loro economia.

Ed è questo il motivo  per cui l’attuale mercato è abbandonato a se stesso. Cosa che non avveniva presso l’ex mercato del pesce, le cui pulizie venivano effettuate dalle autorità comunali. Si pretende che i pescatori provvedano autonomamente al servizio di pulizia, alla corrente elettrica, all’acquisto e alla manutenzione di ghiacciaie, salvo poi non tenerli in alcuna considerazione in circostanze come quella verificatasi oggi».

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