Era prevedibile, la notizia della scelta del territorio della provincia di Trapani, ed in particolare di Calatafimi-Segesta e di Fulgatore per la costruzione di due depositi di scorie radioattive ha scatenato la protesta di forze sociali, politiche, ecologisti, cittadini. Per una volta tutti uniti: è una scelta scellerata (cacofonia voluta ndr) che non tiene minimamente conto del territorio, della sua storia, della sua vocazione economica. Numerose le prese di posizione che arrivano ai giornali, non poteva mancare il Sindaco di Trapani.

 L’ecologistaTranchida, avvolto nel fumo della sigaretta accesa in un locale pubblico, tuona  dagli schermi televisivi ,ovviamente contro il Governo: “Non ci stiamo. La cosa ci preoccupa molto anche sotto il profilo metodologico dei rapporti interistituzionali poiché nel periodo di pandemia il Governo richiama alla responsabilità sanitaria dei sindaci tranne  quando si ha l’esigenza di trovare una discarica senza nemmeno informare la locale autorità sanitaria”.

CGIL E UIL firmano unitariamente un documento nel quale esprimono “preoccupazione per la possibilità che alcune aree del Trapanese vengano trasformate in discariche per rifiuti nucleari. Il sindacato si oppone a qualsiasi azione che metta in pericolo la salute dell’ambiente e dei cittadini. Un territorio a vocazione turistica come quello trapanese, che basa una grossa fetta della sua economia sulle bellezze naturali e paesaggistiche ma anche sulle eccellenze agroalimentari, non può rischiare un danno di immagine che lo comprometta.

Chi di dovere – concludono Filippo Cutrona e Eugenio Tumbarello, rispettivamente segretari generali di Cgil e Uil – chiarisca la questione, in modo da rassicurare i cittadini su quelli che sono i reali rischi per il territorio e la sua popolazione. Vogliamo che comportamenti consequenziali siano messi in atto sin da subito dalle istituzioni preposte. Non solo parole, ma fatti”. 

Italia Nostra di Trapani rende noto e fa suo il comunicato a firma del presidente regionale dell’associazione Janni che già nel 2005 scriveva “le scorie radioattive arriveranno con un suadente, ineffabile spot”, ovviamente contrario e riportava, facendo suola reazione della scelta della Sicilia di Giuseppe Regalbuto , presidente della commissione dismesse dellUrps: “ ….sarà necessario promuovere un’azione forte in Sicilia; non costruire trazzere  ma ergere barricate  contro i governi che usano la Sicilia come una pattumiera”.

Il Presidente di Italia Nostra poi ci ricorda che “due anni fa è stata approvata all’unanimità, dal Parlamento Regionale, una mozione di impegno con la quale l’attuale Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha assunto l’impegno – appunto – di opporsi alla realizzazione di qualunque tipo di infrastruttura destinata a ospitare rifiuti radioattivi. Questa mozione, una volta approvata all’unanimità dal Parlamento Regionale, è impegno vincolante e imprescindibile per il Presidente della Regione Siciliana”.

Infine riportiamo il commento dell’arch. Vito Corte, dirigente di Italia Nostra, sezione di Trapani: “Non nel mio giardino. La politica dello scarica barile (qua la metafora è pertinente) comporta che paesi e comunità che non hanno alcuna responsabilità sulle attività nucleari debbano sorbirsi le scorie radioattive. Adesso la passerella dei politici che sdegnosi diranno di non volere le scorie inizierà: ma queste scelte sono fatte ai piani alti e se là non ci sono soggetti al di sopra di ogni sospetto ed indifferenti a qualsiasi pressione o compromesso non sarà facile resistere a chi vuole buttare la propria spazzatura nel nostro giardino. Abbiamo queste persone? Non lo so. Possiamo da cittadini fare qualcosa? Si, opinione pubblica: forte più che si può. Allargata e rumorosa più che si può. Mi vengono in mente le reazioni contro il MUOS e ciò nonostante a nulla valsero. Ma resistere e reagire “dal basso” è buona cosa”.

                                                                    Aldo Virzì