Turismo ad ampia gittata. «Culturalizzazione». Radici storiche, mafiose. Questi gli ingredienti di un’alchimia esplosiva che prende forma ne “Il mondo affascinante della mafia”, titolo del “Cosa Nostra tour”, l’excursus turistico proposto dal tour operator Easy Trapani alla modica cifra di 60 euro (pranzo incluso). Una trovata commerciale che va interpretata: mercificazione della drammaticità o canale culturale parallelo? Falso tentativo di sdoganare un cliché o cruda verità? A voi la scelta.

L’ultimo colpo di genio del settore turistico è stato lanciato lo scorso 22 marzo, in concomitanza alla celebrazione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. Gianni Grillo, fondatore dell’agenzia, propone ai turisti un percorso dedicato alle tradizioni e ai luoghi storici dove la mafia della Sicilia occidentale affonda le proprie radici, offrendo anche l’opportunità di «un incontro con un giornalista o altra persona coinvolta nella resistenza attiva contro i clan criminali di Cosa Nostra». Una strategia di marketing che ha sollevato un polverone nell’opinione pubblica, largamente risentita per quella che sembra essere una speculazione commerciale condotta sotto le mentite spoglie di un processo di «culturalizzazione», termine utilizzato da Grillo a giustificazione della sua iniziativa. Iniziativa che, secondo il suo ideatore, intende abbattere certi stereotipi veicolati in parte anche dalle produzioni cinematografiche americane, in modo da offrire informazioni più veritiere e meno romanzate a tutti i turisti stranieri che costituiscono il target principale del tour. «Quasi tutti i partecipanti – spiega Grillo – hanno della mafia una visione romantica facendo riferimento soprattutto al film “Il padrino”. L’unica cosa che ci permetterà di sconfiggere Cosa Nostra è la cultura. Ne sono assolutamente convinto». Meno convincente, alla luce di tale dichiarazione, la foto postata su instagram che ritrae  un turista (o presunto tale) che sventola un coltello da cucina mentre indossa il grembiule del film (ironia della sorte!) “Il Padrino”. Discutibili anche gli hashtag posti a commento della cartina dei mandamenti di Cosa Nostra in Sicilia, promossa dall’agenzia su instagram (fra questi: “#godfather #padrino #mafiatour #matteomessinadenaro”).

La sua proposta è stata ritenuta vergognosa e offensiva nei riguardi di tutte le vittime della mafia. C’è chi ha assunto posizioni irremovibili. Il sindaco di Trapani, Vito Damiano nell’esprimere ferrea indignazione, ha proposto di oscurare il sito dell’agenzia: «È una follia e un’offesa per la città e per l’intera Sicilia. Ho già dato mandato all’Ufficio legale del Comune di inviare una formale diffida all’operatore turistico perché tolga dal sito il “mafia tour” e domani informerò la Procura perché siano valutati eventuali profili di responsabilità penale. Chiederò l’intervento dei magistrati per oscurare il sito».

Grillo ha risposto  alle aspre critiche ricevute con l’invito ad eseguire il tour prima di giudicarlo a priori negativamente.  Egli afferma che il titolo possa di primo acchito apparire fuorviante, ma che tuttavia la sua scelta mira a far comprendere ai turisti «quante differenze ci sono tra la loro concezione e la realtà» (sebbene, a rigor di cronaca, bisogna ammettere che la testa mozzata di un cavallo trovata l’inverno scorso davanti ad una villetta nel marsalese non voleva essere di certo un tributo al genio di Francis Ford Coppola). Per spiegare ai turisti cosa sia realmente la mafia in Sicilia, Grillo propone visite guidate presso le città che hanno dato i natali alle più potenti famiglie mafiose siciliane, da Corleone, fino alla roccaforte di Castelvetrano. Detta così, secondo l’opinione pubblica, il passo tra la “memoria” delle vittime e l’esaltazione pubblicitaria dei personaggi mafiosi di maggiore rilievo è veramente breve, specie se, come Grillo garantisce, le visite sono “arricchite” da aneddoti e «storie affascinanti» (ci sarebbe da chiedersi cosa ci sia di affascinante nella storia di un uomo sciolto nell’acido).

Ma torniamo al nocciolo della questione. “Cosa Nostra tour”: un deplorevole business ricamato su una  piaga profonda o una maniera discutibile per esorcizzare non solo la storia, ma anche una radicata forma mentis?

Come raccontare la mafia a chi non l’ha vissuta?

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