La città di Trapani rischia di rimanere senza sindaco, per un anno affidata ad un commissario.

Siamo su scherzi a parte? No. Siamo al teatro? Forse. Si recita? Sì, un dramma. Il dramma di una città capoluogo di provincia, una città bellissima che per 10 anni è stata governata da un signore che con la scusa di amarla l’ha presa in ostaggio governandola a suo uso e consumo, usando i cittadini come suo strumento. E i cittadini trapanesi, non tutti, ma buona parte, gli ha dato credito .

Il suo ego lo ha portato a volerci riprovare, in fondo non c’era gusto a fare il deputato regionale, “eri uno dei tanti, non avevi l’ossequio, la clac”. Così si è rimesso in marcia per reimpadronirsi della città e dei suoi abitanti. Ma dall’esterno hanno scoperto quali sono sempre stati i suoi veri amori, i suoi veri interessi, chi era il vero signore che si nascondeva dietro la recita dell’efficientismo, soprattutto della illibatezza. E’ finito in manette. Mani “pietose”, ma corrette, gli hanno permesso di rimettere i piedi fuori dal carcere/abitazione e lui si è rituffato a dire bugie, ad atteggiarsi vittima. Vittima di cosa? Ma ancora una volta molti cittadini hanno creduto a questo “santone con la barba ed il faccione” che alle elezioni è risultato il più votato ma non ha vinto. A sorpresa ( la sua e di qualche altro) dietro di lui, di una spanna, è arrivato non il temuto sen. D’Alì, prima mentore oggi nemico giurato, ma un bravo democratico che la città in anni lontani aveva saputo apprezzare. Ritornato alla politica per dare una mano, la principale, al riscatto della città ormai in grave crisi economica e sociale. Una crisi addebitabile solo in parte al successore, tra l’altro da Lui voluto, ma anche a come l’ha lasciata. Ballottaggio, ballottaggio! Tra Fazio il “potente” e Savona la persona normale, uno di noi.

Il principale, e per alcuni versi unico, attore di questo dramma preso dall’angoscia di ritrovarsi rinchiuso ancora una volta nella casa/carcere, se non peggio, non ha dismesso il suo smisurato ego, ma ha inventato ogni giorno un nuovo spartito da far suonare alla città. Ha detto che si ritirava dalla competizione, ma non fermava i suoi che invece continuavano a dare indicazioni di voto; successivamente ha detto che avrebbe potuto accettare la carica di sindaco per smentirla dopo alcune ore. Farsa e dramma, non suo ma della città, che è continuata per alcuni giorni, sino alle 14 di oggi, quando l’attore Fazio si è rifugiato a Marettimo, mandando a ………… la città e i suoi abitanti non designando gli assessori. Esce di scena, ma si porta appresso tutto il teatro. Nessuno rimane illeso. Il suo copione aveva  il titolo “ Muore Sansone con tutti i filistei”.

Ammenochè. Frase diventata storica nella bocca proprio dell’attore Fazio in uno dei suoi capovolgimenti di fronte. Ammenochè la città ed i suoi cittadini non ritrovino l’antico orgoglio, rispondano  all’appello  lanciato da Pietro Savona, sino allo spasimo persona corretta, che più che inveire legittimamente contro l’avversario si rivolge ai cittadini invitandoli ad andare a votare per superare l’assurdo quorum di una legge vecchia e soprattutto per non affidare la città ad un commissario causando “effetti devastanti”. Una norma che avrebbe dovuto essere cassata, quella del quorum della quale abbiamo già dato notizia nell’articolo di ieri, sulla cui validità e applicabilità alcuni giuristi stanno studiando, pronti ad un ricorso. A raccogliere l’appello al voto devono essere tutte le forze sociali di questa città, organizzazioni sindacali,  imprenditoriali, i tanti movimenti civici sorti da qualche anno a questa parte e che si distinguono al momento per il loro roboante silenzio. Non ci sono più i partiti a contendersi un trofeo. Dopo quanto è successo, che tutta l’informazione non locale ha giudicato e giudica con parole gravissime, Trapani deve dimostrare se è veramente TUTTA quel muro di gomma o c’è un’altra Trapani. Oggi siamo ad un bivio. Saremo governati per un anno da un commissario o da un Sindaco regolarmente eletto e non importa, a questo punto si chiami Savona? Siamo chiamati  a scegliere, a decidere.

Se arriva il commissario non potremo dire che “non sapevo”, saremmo, siamo tutti responsabili.

Aldo Virzì

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