Il pericolo c’è, non lo nasconde il sindaco di Favignana, presidente del distretto turistico, non lo nascondono, anzi lo denunciano, gli imprenditori del settore turistico: si rischia seriamente che nel 2018 nessun aereo si alzi in cielo dall’aeroporto civile di Trapani Birgi. Per evitarlo c’è solo da correre. Devono correre la Regione e l’Airgest, ognuno per la sua parte, per bandire oggi, non domani, la gara di comarketing tra le compagnie aeree che abbiano voglia e interesse ad assicurarsi le rotte che partono da Trapani.

E’ il sunto di quanto emerso da una riunione tenutasi ieri sera presso la sede di Assindustria, voluta dal Presidente Pagoto anche a seguito di una decisione presa dopo l’incontro dei Sindaci di due settimane orsono. Nelle intenzioni del Presidente del distretto turistico e del presidente di confindustria Bongiorno il salone doveva riempirsi di imprenditori del settore interessati alle sorti dell’aeroporto, ma soprattutto alla loro “sorte” di imprenditori che, soprattutto, dall’aeroporto di Birgi trovano linfa per il loro bussiness. Ed invece, presenti una decina, i più attenti, forse i più responsabili. Presenti anche le organizzazioni sindacali consapevoli che  quel settore è, forse, il principale nella costruzione del Pil ( prodotto interno lordo, cioè ricchezza ndr) ma anche la principale fonte di lavoro e di reddito del territorio. Il solo aeroporto, si calcola, impiega tra diretto e indotto oltre 500 posti di lavoro.

Allora bisogna far presto. Dal dibattito sono venute fuori proposte interessanti, a cominciare da quella dell’imprenditore Giacomo Incarbona. Partendo da un’assunto: “ non possiamo delegare tutto a Regione e Comuni, dobbiamo noi muoverci anche economicamente”, ha proposto la creazione di un’associazione privata che affianchi il pubblico ( enti pubblici), non tanto una “quarta gamba” magari di supporto, ma con ruoli decisivi anche di studio e programmazione. Ha citato esempi di altre parti del Paese, di associazione di imprenditori che, d’intesa con i comuni, hanno affidato studi a università: “conoscere e programmare lo sviluppo del territorio”. Ci sono pareri favorevoli e chi la pensa in maniera leggermente diversa, ma i presenti erano tutti concordi che l’impresa, come ha denunciato il segretario generale della CGIL Cutrona, “ non può stare a guardare, aspettando che Comuni e Regione risolvano problemi che sono loro, delle loro imprese”. “Bisogna essere chiari”, ha continuato Cutrona, “i Comuni non hanno più soldi e centellinano l’euro”. Ed infatti ci sono già sette comuni, tutti del Belice, che sono pronti a defilarsi dall’accordo, anche con qualche scusa risibile come quella addotta dal sindaco di Partanna “perché nel mio comune non c’è un albergo o un B&B”, poi magari spende eccessivamente per spettacoli di piazza. Ma da tutta la provincia, anche dai comuni del Belice, ci sono cittadini che si recano a Birgi per prendere un aereo low cost .

Questo territorio ha una sua potenzialità turistica ancora inespressa, da sfruttare. Potenzialità ha anche l’aeroporto di Birgi, il presidente di Confindustria ha dato i numeri più recenti: siamo sempre abbondantemente oltre il milione; numeri non confrontabili con i 350mila di Comiso che ha già un debito di oltre 3 milioni di euro, di Parma e di Cuneo che sfiorano i duecentomila passeggeri. Lo stesso Bongiorno ha smontato l’ipotesi, ventilata da qualcuno, di una compagnia che potrebbe sostituire  Ryanair: “hanno solo due velivoli e non potrebbero coprire che settimanalmente le rotte che vengono annunciate”.

Allora Birgi, allora Ryanair o compagnie di altrettanta potenzialità.  Questo aeroporto può e deve vivere, ma bisogna trovare unità d’intenti e, soprattutto, fare presto.

Aldo Virzì

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