Antonella Granello, componente la segreteria confederale della CGIL con delega alle pari Opportunità e le politiche del genere prende posizione, piuttosto polemica, sul “regolamento della Commissione per le pari opportunità” recentemente approvato dal Consiglio Comunale. Una lettera aperta nella quale c’è anche posto per quel  “Trapani è donna”, diventato uno slogan del Sindaco Tranchida. (a.v.)

“ Caro Sindaco, cara Assessora per le Pari Opportunità, caro Presidente del Consiglio, Consigliere e Consiglieri Vi ringrazio per lo sforzo da voi rappresentato nelle lunghe riunioni  e nelle vostre sedute di Consiglio che alla fine  hanno generato quello che voi chiamate “ Regolamento della Commissione per le pari opportunità tra uomini e donne…….ma, questo non crediamo  possa colmare  il ritardo sulla sua costituzione e nessun altro vuoto se dall’inizio non si ha chiaro che lo scopo principale della Commissione P.O. è quello di promuovere e diffondere la cultura delle parità nel rispetto dell’uguaglianza di genere, prevenendo e contrastando le disparità di trattamento e i comportamenti discriminatori nei confronti delle donne. Credo che non si possa fare confusione….una cosa sono le “pari opportunità” come principio giuridico inteso come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economia, politica, e sociale di qualsiasi persona , altra cosa vuole essere una Commissione per le P.O. che è uno “spazio “ conquistato e voluto dalle donne , al fine di promuovere proposte e progetti per le politiche di genere. Questo fa di me  una donna sempre più convinta ( credo non la sola) che urge un cambiamento politico, culturale, di rappresentazione della realtà che deve promuovere il benessere di donne e , come citava A. Sen ..”quando le donne stanno bene tutto il mondo sta’ meglio “. E sono sempre piu’ convinta che questa Commissione dovrebbe essere composta da sole donne, cosicché anche la sua Presidenza . Occorre  promuovere la soggettività e la responsabilità femminile all’interno di uno spazio politico al fine di formulare progetti e soluzioni da confrontare in tutti gli altri luoghi e momenti della politica e dell’amministrazione cittadina. Così come sono convinta che  una Commissione P. O. non può essere vista o pensata come un piccolo ghetto che si occupa di cose di donne, perché le pari opportunità fra uomo e donna non sono un fine a se stante ma , devono passare trasversalmente in tutti gli ambiti settoriali del programma di governo della comunità e del territorio. E, per attuare questa trasversalità è necessario assumere non un “testo regolamentare” che vuole accontentare tutti, ma uno vero strumento quale organo consultivo e di proposta che ha la responsabilità di operare in attuazione dei principi di parità contenuti nella Costituzione Italiana ( art. 3 e 37) e sulla base delle indicazioni impartite con la disposizione n. 635/84 del Consiglio della Comunità Europea e dalla Legislazione Nazionale e Regionale in materia (L.164/90, L. 125/91, ecc ). 

Trapani …è Donna …se consideriamo il punto di vista soprattutto delle donne, che devono sentirsi cittadine, a pieno titolo, e quindi essere in condizioni di incidere realmente sui meccanismi che intrecciano le politiche del territorio (dalla formazione al lavoro, dalle politiche per le famiglie ai servizi sulla vita quotidiana, dalla condivisione dei tempi di vita e di lavoro all’attenzione contro la violenza maschile). 

Tutto ciò, con una chiara e precisa programmazione che dovrà cercare di colmare il grande divario sociale, economico, politico ,  che vivono le donne , in un contesto fatto di stereotipi, diseguaglianze e discriminazioni, precarietà diffusa e part time spesso involontario e mal pagati, che interessano le donne e soprattutto moltissime giovani cittadine trapanesi. Divari di genere nel lavoro a partire da quello retributivo che porta le lavoratrici a percepire compensi inferiori rispetto ai loro colleghi maschi, a cui si aggiungono le diseguaglianze nell’avanzamento di carriera e nella valorizzazione delle competenze.

Per non parlare del mancato riconoscimento del lavoro di cura, a carico ancora soprattutto delle donne, e della mancanza di un’adeguata rete di welfare a partire dai servizi per la prima infanzia di cui sono scandalosamente carenti tanto che solo 1 bambino su 4 da 0 a 3 anni può avere accesso all’asilo nido, mentre tantissime lavoratrici lasciano il lavoro alla nascita di un figlio poste obbligate a scegliere tra lavoro e maternità.

Dati che rappresentano la triste testimonianza di una pervicace disattenzione della politica siciliana che nel definire le politiche di sviluppo non ha mai posto al centro i bisogni delle donne.

La strategia da cui ripartire, dovrà essere accompagnata dal grande contributo che potranno dare anche le programmazioni delle Commissioni per le P.O. ,  dando centralità nelle scelte politiche delle Amministrazioni,  alla condizione di vita delle donne trapanesi in tutte le sue dimensioni: economica, sociale, sanitaria, lavorativa, educativa, culturale, politica, di sicurezza, cosicché la nostra Provincia in futuro non si trovi più fra gli ultimi posti in scaletta in termini di qualità di vita”.