E’ caduto un altro mito: anche l’amministratore pubblico Giacomo Tranchida, l’uomo dalla denunzia facile, può perdere una causa in tribunale. La sua nota sicumera è stata spazzata via da una sentenza della Corte di Appello di Palermo confermando  una sentenza del tribunale di Trapani che aveva già dato torto all’allora sindaco di Erice Giacomo Tranchida in “guerra” contro il Consorzio Universitario di Trapani. La terza sezione civile della Corte di Appello di Palermo, presieduta dal dott. Gioacchino Mitra ha respinto infatti il ricorso avanzato dall’allora Sindaco di Erice Giacomo Tranchida, obbligato da una sentenza a pagare al consorzio universitario la somma di euro 103.291,38 relativa alla quota associativa per l’anno 2013. Adesso, dopo la sentenza della corte di appello, si aggiungeranno, oltre alle spese legali, quasi sicuramente gli interessi. Per il comune di Erice una batosta non da poco.

I fatti oggetto della querelle tra il Sindaco Tranchida ed il Consorzio hanno inizio già nel 2012, lo racconta in una intervista del 2015 Luigi Nacci, attuale presidente del consiglio comunale ericino, nel periodo consigliere comunale e avversario polkitico acerrimo di Tranchida:” Nell’ottobre del 2012, il sindaco, forte della sua maggioranza, presentò al Consiglio Comunale la proposta di ridurre il contributo da circa 100.000euro a 5.000 euro e così passare da socio fondatore a socio ordinario; la delibera fu approvata e gli unici che si opposero furono il sottoscritto e la consigliera Pantaleo. Con verbale del 10 dicembre 2012 l’assemblea dei soci del Consorzio non approvò il recesso, ritenendolo privo di “giusta causa” e diede comunicazione al Comune di Erice. Il sindaco Tranchida con nota del 9 febbraio 2013 evidenziò la legittimità del recesso”.

 Inizia il contenzioso politico che diventerà giudiziario, con Tranchida che cerca ogni motivo per non pagare la quota e uscire dal consorzio universitario, o almeno rimanervi solo come socio ordinario. Mette in campo anche una  motivazione che è apparsa già allora incredibile ( usiamo un termine gentile ndr), la prendiamo sempre dall’intervista di Nacci: “ …..scopo del comune era quello di liberarsi dal vincolo del Consorzio, per destinare le somme liberate alla realizzazione di nuovi corsi di alta formazione al di fuori del Consorzio”. Era la guerra all’Università, nello stile “tranchidiano” che continua a perseguire anche a Trapani. Infatti a Nacci così rispondeva il primo cittadino ericino ora trapanese:” ……non si possono scialacquare soldi a destra e manca, avendo come primo obiettivo non aumentare le tasse in capo ai cittadini. Se Nacci & C. vogliono agire prelevando i soldi dalle tasche degli Ericini per fare quello che per legge risiede in capo alla Regione e alo Stato presentino formali proposte deliberative”. Nacci  replicava su “una amministrazione inefficiente che continua a sperperare i soldi degli ericini, in quanto Tranchida si ostina ad opporsi a qualunque provvedimento con un esborso a carico degli ericini per i legali di propria fiducia”.

Ma anche dall’altra parte, dal Consorzio si rispondeva a Tranchida, con motivazioni giuridiche consistenti sulla “mancanza di giusta causa”. Il luogo decisionale non poteva che essere il Tribunale di Trapani che il 15 ottobre del 2015 condannava il comune di Erice a pagare la quota di 103.291 euro al Consorzio più tremila euro per compensi professionali, le spese legali e gli interessi”. Ma l’allora sindaco di Erice, oggi di Trapani, che ben conoscono i cittadini, non si arrende e impugna la sentenza “ al fine di sostenere la legittimità del deliberato consiliare e l’autonoma potestà dell’organo consiliare”, con la solita, anche allora, stoccata finale “ al migliore utilizzo delle tasse dei cittadini”. Dimenticati i corsi di alta formazione, incarica l’avv. Marabete di proporre appello.

Ma anche a Palermo, in sede di Corte di Appello, le cose per il comune di Erice – che nel frattempo, con l’ampio consenso dei trapanesi, ha “regalato” al capoluogo il Sindaco Tranchida – le cose non vanno meglio. A sostenere le tesi del Consorzio Universitario sarà l’avvocato Giancarlo Zaccarini ( fratello di Massimo il mancato, per volere di Tranchida, presidente dell’ATM ) che al termine di una dotta requisitoria di diritto amministrativo chiedeva la conferma della sentenza impugnata. I magistrati gli daranno ragione. Nelle sei pagine di sentenza resa nota ieri sono espliciti: “l’appello non è fondato e la sentenza va confermata, pur con integrazioni delle motivazioni”, che nel proseguo vengono esplicitate e che vanno addirittura oltre le motivazioni della sentenza di primo grado. Aggiungono, a proposito di un’altra delle motivazioni addotte dall’allora sindaco di Erice legato alla necessità di risparmiare, che “ nessuna prova o mezzo istruttorio è stato fornito dal Comune volto a comprovare l’effettivo sforamento del patto di stabilità che la partecipazione al Consorzio come socio fondatore e il pagamento del contributo avrebbe comportato l’incidenza effettiva sulle politiche di <spendig review>”. Insomma, solo una scusa. E se non fosse chiaro, il tribunale della Corte di Appello aggiunge e conclude: “ la delibera di Giunta e quella del Consiglio del Comune di Erice, infine, non è stata suffragata da idonea istruttoria, anche come parere del dirigente comunale dei Servizi Finanziari, difetta, quindi, qualsiasi prova o elemento di prova sulla sussistenza delle ragioni della giusta causa invocata”.

Conclusione: l’acclamato già Sindaco di Erice ed oggi di Trapani, agli allora amati cittadini ericini ha lasciato in eredità un bel buco per la non florida cassa comunale.

                                                                            Aldo Virzì

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