È bastato un servizio televisivo di discutibili trasmissioni di inchiesta a far saltare sulla sedia il trapanese medio.
Intendiamoci, lo stesso trapanese medio che da anni plaude al livello medio dell’informazione locale e da settimane viene preso a ceffoni metaforici da rappresentanti istituzionali, accodandosi al verbo ammettendo persino che a Trapani il senso civico non c’è mai stato.
Ovviamente, a Trapani, il male è sempre esterno, il pericolo è sempre portato da altri, e le condotte fognarie in tilt responsabilità dell’uomo invisibile, delle pietre magiche nelle caditoie, dell’aurora boreale.

A scriverlo, lo dico per gli analfabeti funzionali che poi commenteranno dicendo “ma questo è di Trapani?” o chiedendo la mia decapitazione in piazza, è un trapanese.
Uno che ama la propria città. Ma senza i paraocchi e la minchioneria.

Questa volta tocca ai milanesi, ma, più in generale agli “stranieri”, cioè a tutti quelli che trapanesi non sono: «che stiano alla larga perché ci portano il virus». Ecco la vulgata di queste ore. Trapani, città a vocazione turistica (dicono), che manda a quel paese potenziali turisti.

Di più. Il complotto, ovviamente, è a carico di una trasmissione televisiva, ancorché insopportabile, come Dritto e Rovescio di Rete 4.

Servizio pilotato, interviste selezionate, immagini distorte, dichiarazioni volutamente alterate.

Ora, francamente, per citare Forrest Gump: stupido è chi lo stupido fa.

Tutti virologi in tempo di pandemia, tutti manager del turismo che se non volano non votano (sic!) però poi eleggono quelli che li prendono per scimuniti o peggio, tutti esperti di comunicazione oggi. Ovviamente a seconda del vento che tira. E, che sia chiaro, non è affatto scirocco….

Il complotto, come dubitarne, è stato ordito per dare della città una immagine distorta e non vera.

Ma come, dico io??? Da tre mesi la città e i suoi abitanti vengono presi per stupidi e incivili ad ogni piè sospinto, e non da un leghista qualsiasi, ma da fior di politici locali che, a reti di provincia e nazionali unificate, pontificano su quanto sono bravi, loro, e quanto sia necessario il “terrorismo a fin di bene” contro la marmaglia trapanese, ed ora il problema è Rete 4?

Orsù, gente, dei vostri commenti è piena la rete: soprattuto contro chiunque sollevi un problema almeno meritevole di riflessione. Il servizio nulla in più aggiunge a quel che è stato detto e ribadito e confermato da settimane. Atteso che sui social non c’era Del Debbio a strumentalizzarvi.

In realtà siamo infastiditi non da quel che è stato detto, quanto dal fatto che non siamo stati noi a raccontarla come la volevamo. Il problema, lo sappiamo, è l’altra città, quella che si indigna, è debole. E civile.

Si, siamo deboli, minoranza, trombati alle elezioni, deficienti perché ci facciamo domande, pensiamo, ci esprimiamo civilmente, insomma per noi che amiamo la città senza paraocchi, non c’è spazio a Trapani. Non solo per i milanesi, i nordici, i turisti, ma anche per i trapanesi che inarcano le sopracciglia quando vedono o sentono cialtronate come quelle che abbiamo sentito nelle scorse ore e settimane.

La logica secondo la quale tutti quelli che hanno un pensiero diverso dalla “maggioranza”, che rappresentano qualcosa che non ci garba, o arrivano da posti che avvertiamo come appestati, meritano il pubblico ludibrio, il confino a vita ed ogni sorta di truculento commento sui social, ha fatto l’evoluzione del boomerang: tornata indietro. Con gli interessi.

Se a Trapani vi fosse una classe politica degna di questo nome, non passerebbe il tempo a minacciare gli altri di scomuniche, misfatti e “mascariamenti”. Una siffatta classe politica rischia di fare una fine politicamente meschina. Si rimboccherebbe semmai le maniche, ammettendo i propri limiti, accettando le critiche, costruendo ponti e non muri per propagandare un accerchiamento che non c’è. E magari chiedendo pazientemente a chiunque può di aiutarla a venire fuori dalle sabbie mobili in cui è precipitata. Dimostrando intelligenza, umiltà e lungimiranza per il bene di tutti e tutte.

Tuttavia a Trapani non vale la riflessione di Martin Niemöller, pastore protestante, che qui mi permetto di adattare ad uso del trapanese medio:
Quando vennero i milanesi, furono disprezzati e ricacciati indietro;
Quando vennero gli scrittori e i pensatori e i radicali e i dimostranti, furono riempiti di insulti;
Quando vennero gli omosessuali, le minoranze, gli utopisti, i ballerini, furono presi in giro e allontanati;
Quando arrivò il buonsenso fu trattato come follia;
Quando poi non venne più nessuno, perché li volevano col passaporto sanitario, tamponi un tanto al chilo, la saliva atossica, i trapanesi si cominciarono a guardare attorno: la città era morta e l’unico nemico di Trapani era rimasto il trapanese medio.

Gianluca Fiusco

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