In questi giorni, dopo il rigetto dell’istanza inaudita altera parte ho ascoltato con attenzione i commenti di molti e più volte ho ritenuto di dover tacere per mancanza di interlocutori qualificati al dibattito tecnico – politico.

Sennonché, dopo aver verificato che il limite della decenza è stato superato e che si continua a confondere i cittadini trapanesi circa l’azione che questa Amministrazione comunale ha messo in atto, lavorando e continuando ad amministrare in una situazione di emergenza sanitaria ed economica straordinaria, ho ritenuto di dover intervenire al dibattito che ha assunto toni a dir poco grotteschi.

“laureati e qualificati giureconsulti” che navigano sulle tastiere dei social e di facebook in particolare, in cerca di qualche like, avrebbero potuto spendere il proprio tempo leggendo non solo i post dei propri movimenti politici, ma anche qualche giornale che ha riportato la questione costituzionale dibattuta oppure dedicarsi alla lettura dei testi del compianto prof. Temistocle Martinez, oppure ancora dedicarsi alla lettura di alcuni testi di diritto pubblico o, infine, recuperare i rudimenti di un testo di educazione civica delle scuole medie.

Ebbene, per la chiarezza promessa ai cittadini, è il caso di riassumere i fatti, onde far emergere il pregiudizio di alcuni e la faziosità di altri.

C’è stato chi ha parlato di mancate conseguenze politiche, chi di spreco di risorse pubbliche, chi di velleitarismo.

L’ufficio legale dell’ente – su impulso dello scrivente e con l’approvazione dell’intera giunta – ha impugnato il DPCM del 26 aprile 2020, in quanto proprio alla luce dell’autorevolissimo dibattito democratico che ha coinvolto i più noti costituzionalisti italiani, si è condivisa l’opinione di quanti – e sono molti – hanno ritenuto l’impianto del DPCM illegittimo, poiché atto amministrativo emanato in violazione del principio di gerarchia delle fonti.

Sostanzialmente abbiamo condiviso l’opinione di coloro i quali ritengono che un DPCM non possa restringere le libertà individuali, fissate nella Carta Costituzionale. Ciò non significa che non si è ritenuto corretto decretare lo stato d’emergenza, anzi questa Amministrazione l’ha condiviso ed è stata pure tacciata di scarso rispetto per i cittadini – che oggi possiamo ringraziare per la correttezza dei comportamenti tenuti – quando abbiamo redarguito i pochi irresponsabili, che rischiavano e rischiano di pregiudicare la salute dei tanti.

In pratica, abbiamo detto sì allo stato d’emergenza ma no a questa forma fuori dalle regole, in assenza di un controllo del Parlamento.

Questo stato di cose è divenuto ancora più evidente nel momento in cui la Presidenza del Consiglio, con il DPCM del 26 aprile 2020, ha irragionevolmente trattato la Sicilia come le Regioni più duramente colpite come la Lombardia, nonostante tutti i dati ed anche le analisi degli esperti (allegate al ricorso ed al comunicato a firma dello scrivente del giorno 5 maggio) rendessero evidente come le situazioni fossero diverse. Tutte considerazioni che erano condivise dai più.

A fronte di ciò – pur essendo consapevoli delle difficoltà di tale ricorso e avendone verificate non solo le condizioni giuridiche ma anche l’alto valore politico – consapevole delle critiche che sarebbero seguite ad un eventuale rigetto all’intera amministrazione, ho deciso di dare mandato agli avvocati dell’Ente – che ringrazio per la bontà del lavoro e per la celerità – di presentarlo e di farlo immediatamente chiedendo pure una decisione inaudita altera parte

Propaganda? Ci hanno accusato di aver usato questo ricorso per tale fine. Ebbene, non sarà sfuggito ai fini giuristi di cui sopra, che se avessimo voluto raggiungere tale scopo avremmo notificato il ricorso ed – essendo consentito – l’avremmo depositato senza chiedere la sospensione con decreto presidenziale.

Avremmo fatto bella figura con gli operatori ed i cittadini che intendevamo ed intendiamo tutelare e poi avremmo potuto dire che – purtroppo – la Giustizia, nella quale noi crediamo, a differenza di quanti ritengono che il <<Potere>> sia infallibile solo perché esercitato da amici – è arrivata tardi.

Alla base di tutto c’è una differenza culturale notevole: noi riteniamo di essere parte di un ordinamento democratico dove i governanti non sono al di sopra di nulla e nessuno ma si pongono allo stesso livello del cittadino, altri, probabilmente, ritengono che ciò sia vero solo quando a esercitare il potere siano uomini e donne di parti avverse.

Noi riteniamo che la tutela dei diritti dei cittadini non vada misurata in termini solo di costi, altri – essendo in grado di esprimere solo posizioni demagogiche – non comprendono che, così facendo, aprono la strada a quanti – sull’altare del risparmio indiscriminato – hanno giustificato tagli lineari, anche alla sanità, dei quali oggi paghiamo le conseguenze.

Peraltro, sui costi del ricorso qualche precisazione è d’obbligo. Il deposito è costato alle casse comunali € 650,00, avendo l’amministrazione affidato l’incarico agli avvocati del comune, i quali – rammento – sono pagati per difendere i diritti dei cittadini trapani nelle aule di tribunale.

Non abbiamo elargito incarichi, non ci siamo fatti amici, abbiamo agito nell’ottica del miglior utilizzo delle risorse delle quali disponiamo.

Infine, a differenza di quanti dicono che è finita, rammento che l’impugnato DPCM non ha un termine di scadenza e come non è per nulla certo che il 18 maggio ci sarà l’auspicato allargamento.

Pertanto, seppure ci auguriamo che il 18 maggio venga disposta l’apertura almeno in Sicilia delle attività commerciali e artigianali irrazionalmente tenute chiuse, il 20 maggio – qualora permanesse la chiusura – faremo la nostra parte e continueremo ad avere fiducia nella giustizia, che ancora non si è espressa sul merito, nonostante qualcuno lo abbia voluto far credere.

Non saranno i pregiudizi di alcuni commentatori o le farneticazione intrise di demagogia e scorrettezza dei figuri dell’opposizione ad arrestare la nostra azione politica ed amministrativa, che al termine del mandato sottoporremo al giudizio dei cittadini, con la consapevolezza di aver agito a tutela nell’interesse della collettività, senza guardare alle appartenenze, se non quella di essere TRAPANESI.

Tutti potranno affermare altrettanto?

Assessore  Dario Safina

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