La potenza conclamata del Sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida da Valderice, ieri si è infranta davanti al TAR del Lazio che, sicuramente inconsapevole del potere del nostro Sindaco, tanto da costringere il premier Conte ad accettare    “una probabile riapertura  a partire dal 18 maggio”, ha deciso a tamburo battente di “rigettare l’istanza di misure cautelari proposte dal ricorrente”, fissando al 20 maggio l’udienza della trattazione collegiale del ricorso.

Insomma una debacle completa che, come avevamo anticipato ieri, fa fare una figuraccia alla nostra città, esposta a giudizi non lusinghieri, questa volta, in tutto il Paese vista la materia del contendere e la sua attualità. Ricordiamo che in Italia solo il comune di Trapani, neanche una Regione, ha “osato” tanto.

 Ritorniamo al provvedimento del TAR del Lazio che è arrivato a distanza di poche ore dalla presentazione del ricorso del comune di Trapani. I magistrati amministrativi hanno dovuto solo leggere il ricorso presentato dai legali del comune, probabilmente “costretti” dal Sindaco a scrivere questo ricorso che tra l’altro, volutamente impediva alla Presidenza del Consiglio di costituirsi in giudizio, per deciderne il rigetto “ considerato che, nella specie, non sussistono le condizioni per disporre l’accoglimento dell’istanza anzidetta nelle more della celebrazione della camera di consiglio”. Che possiamo volgarmente tradurre in questo modo: < la tua richiesta di sospendere immediatamente gli effetti del   DCPM del 26 aprile non esiste. Già, ti facciamo capire che è tutta una balla; ma la legge impone che debba essere una camera di consiglio a dare l’ultima motivata parola>.

E quindi il TAR fissa il giorno in cui dovrà svolgersi l’udienza. Per quale data? 20 maggio, cioè due giorni dopo l’annunciata, probabile, decisione del governo Conte di dare il via ( ma solo perché ci sono state le pressioni del Sindaco di Trapani, ovvio !) alla fase tre. Insomma quel ricorso è destinato, comunque, al cestino.

In altri tempi una questione di questo tipo avrebbe avuto conseguenze politiche: quel tempo non c’è più. Oggi, poi, c’è anche la giusta motivazione dell’emergenza sanitaria.

                                                                            Aldo Virzì

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