Incendio devasta Monte Erice

Un vasto incendio è divampato ieri sera, intorno alle 22, sul versante nord della montagna di Erice. Il rogo, alimentato dal forte vento di Libeccio che soffiava, ha distrutto circa 50 ettari di vegetazione mediterranea e la pineta che sovrasta Capo delle Scale a confine con Valderice, proprio da dove parte uno dei sentieri CAI che portano alla Chiesa S. Ippolito con doppia biforcazione Runzi/Torretta Pepoli – Quartiere Spagnolo.[su_spacer]

“Un ringraziamento di cuore ed il plauso meritorio per i Volontari delle varie Associazioni di Protezione Civile coordinati dal nostro responsabile Dr Tilotta, per i Vigili del Fuoco e gli uomini della Forestale che da ieri sera a stamani, in zone particolarmente avverse ed orograficamente inaccessibili in molti tratti con i mezzi antincendio, hanno potuto limitare i danni dell’ennesimo incendio (indubbiamente di natura dolosa) alimentato dal “favore” del vento. “Salvate da possibili danni le case insistenti sulla fascia pedemontana, grazie anche alla disposta sindacale perimetrazione antincendio privata. Costante e pronto il presidio a tutela della sicurezza viaria dei Carabinieri e dei Vigili Urbani di Erice e limitrofa Valderice, che ha assicurato l’ulteriore supporto di autobotte”. Così il sindaco della Vetta, Giacomo Tranchida, in una nota.[su_spacer]

“In poche settimane -ha sottolineato Tranchida-è il secondo tentativo notturno (vedasi Gianguzzi) operato con criminale strategia da chi è consapevole dell’impossibile intervento aereo notturno dei Canadair per lo spegnimento degli incendi ed in versanti di Monte Erice assai critici ed esposti all’alimentazione incendiaria del vento.[su_spacer]

“Allo stato -ha concluso il sindaco nella nota-non vuole essere di certo una nota polemica ma stanotte, presidiando costantemente i vari versanti incendiati, coordinando le intese operative ed “origliando” i commenti degli addetti, ci si è chiesto come mai la “strategica” autobotte 1 della Forestale, distaccata nella postazione di Capo delle Scale (zona frontaliera l’area in cui è stato applicato l’incendio), risulta essere stata chiamata nel pomeriggio di ieri in soccorso dell’incendio su San Vito Lo Capo, inevitabilmente facendo venire meno la “copertura” e dunque l’immediato idoneo pronto intervento in zona, con la conseguenza inevitabile dell’espansione dell’area incendiata ed il reale pericolo per la vetta di Erice e la zona Marotta di Valderice. Non voglio di certo alimentare polemiche ma neanche starmi a leccare le ferite e distribuire pacche, meritate (!!!) sulle spalle intanto ai Volontari. Ritengo necessario si faccia luce su tanto, anche perché la stagione a rischio è ancora lunga. Le strategie di prevenzione, pur nell’ambito dell’autonomia del Corpo Forestale della Regione debbono essere concertate con i Comuni e le locali Autorità di Protezione Civile, che non possono essere relegati solo a fornire uomini / volontari, mezzi sostitutivi (atteso che uno dei due moduli della stessa Forestale ieri notte non poteva financo intervenire prontamente in zone scoscese perché quasi privo di freni!!!) e acqua oltre a tanta pazienza ed impegno civile per salvaguardare poi, innanzitutto un bene demaniale della stessa Regione qual è Monte Erice. La Regione non può garantire uomini e mezzi per salvaguardare il “suo” Monte. Lo dica chiaro Crocetta e compagni, affidi al Comune di Erice tale immenso patrimonio e la mia Amministrazione oltre a fare il mestiere dell’EAS per la manutenzione delle reti idriche si farà carico di rimboschire e tutelare direttamente Monte Erice, basta ci si conceda la deroga al Patto di Stabilità ..abbiamo tante risorse dei cittadini ericini e di una comunità enorme oltre confine comunale che ha già “adottato” il Monte, dalla storia dei secoli”.

 

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