L’ex senatore Antonio D’Alì non è “socialmente pericoloso”. La sentenza è definitiva e a sancirla è stata la corte di cassazione che ha definitivamente  chiuso uno dei capitoli giudiziari  riguardanti il senatore D’Alì. L’unico che aveva avuto qualche conseguenza personale con la misura dell’obbligo di dimora che, di fatto, aveva messo la parola fine alla prosecuzione dell’attività politica dell’ex senatore che, avrebbe voluto chiuderla come Sindaco di Trapani e che per raggiungere questo obbiettivo aveva presentato la sua candidatura e quella della sua lista. Qualche giorno dopo la presentazione della candidatura, maggio del 2017, lo raggiungeva il provvedimento che lo dichiarava “socialmente pericoloso” con l’obbligo di dimora. D’Alì decise di sospendere la sua campagna elettorale; a distanza di qualche giorno altro provvedimento della magistratura, questa volta riguardava l’ex deputato regionale Fazio, anche lui candidato Sindaco. Le conseguenze: la mancata elezione a Sindaco della città per una assurda legge elettorale e per lo spregiudicato comportamento politico dello stesso Fazio, di Pietro Savona unico candidato rimasto in gara. Per la città un anno di commissariamento e nel giugno del 2018 l’elezione di Giacomo Tranchida, già Sindaco di Erice, che sconfitto alle regionali dirotta i suoi interessi su Trapani, una città ancora scossa dagli accaduti e dal commissariamento.

Questi i precedenti politici. La vicenda giudiziaria di D’Alì, che dura da circa un decennio, nel frattempo eraandata avanti con una sentenza della Corte di Appello di Palermo che annullava il provvedimento richiesto e voluto dalla Dda alla quale fa seguito il ricorso della Procura Generale. Conclusione: la sentenza definitiva della Cassazione che dichiara inammissibile il ricorso della Procura Generale e confer,ma la sentenza della Corte di Appello di Palermo. D’Alì non è più  socialmente pericoloso, ma sa benissimo che i suoi guai giudiziari continuano, deve difendersi dalla pesante accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

                                                                                   Aldo Virzì