Non era ancora tramontato il sole sull’esito delle votazioni che hanno portato alla nascita del 391mo comune siciliano, Misiliscemi, che il dibattito dall’ARS si era già spostato sui social. Trapanesi in particolare, of course.

Una prima notifica, poi una seconda, una terza, e così via in pochi minuti. Sembrava che il mio smartphone fosse impazzito più del solito: gruppi chiusi, aperti, pagine, sondaggi e chi più ne ha più ne metta.

La domanda di fondo è: sei d’accordo con la Grande Città?

Il social dei boomer, ovvero dei “vecchi”, degli sfigati, cioè Facebook, pullulava di contrari alla “secessione” misilese e, come si è abituati alle nostre latitudini, anziché domandarsi come si sia potuti arrivare a questo, si continua a spostare l’attenzione su qualcos’altro.

Perché, diciamocelo con franchezza, noi che siamo ancora su Facebook non siamo altro che sfigati: se non alimentiamo direttamente le fesserie, almeno le leggiamo, le stiamo a guardare e ci accodiamo serenamente a tutte le approssimazioni, corbellerie e fake news che circolano.

Come in una partita a poker in cui quasi tutti si sono assopiti, o rassegnati, qualcuno ha cominciato a rilanciare.

E, a Misiliscemi ancora non commissariato, si è ripescato dal crematorio delle minchiate, la “Grande Città”. Trapani con Erice. Ma anche con Paceco e, perché no, Valderice. 

Direi io, ma perché non arrivare fino a Custonaci e San Vito Lo Capo? La immaginate? La costa di Trapani che si estende dal mercato del pesce fino ad almeno metà della riserva dello Zingaro? Oltre 60 km di costa più o meno!

Perché, il punto è chiaro, non si tratta di salutare Misiliscemi ed augurare al neonato Comune maggior fortuna di quella che i neomisilesi, quando erano trapanesi, seppero costruire uniti alla città di gomma.

No. L’imperativo, categorico secondo alcuni nostalgici, è ribattere pan per focaccia: se ne vanno 8000 trapanesi, e noi li si rimpiazza con altre migliaia di riluttanti cittadini e pezzi di territorio presi in giro perché tanto “comune più grande maggiori risparmi, meno tasse, più soldi”.

Il che, come tutte le fesserie, contiene alcune verità ma, volutamente, ne tralascia molte altre. Perché i risparmi, in scala, non si producono automaticamente e, soprattutto, i comuni, la storia dovrebbe insegnarlo, nascono da incontri voluti, cercati, da necessità reciproche di cui si è consapevoli, insomma anche da una visione politica condivisa.

L’appartenenza ad una determinata classe sociale e la vicinanza territoriale definirono la nascita dei comuni nel medioevo. 

La spinta era la crescita demografica, ma, col tempo a questa si aggiunsero altre necessità amministrative, politiche, sociali, etc…

Insomma, i Comuni non s’improvvisano e la lezione misilese, per chi volesse leggerla e impararla, lo dice chiaramente senza necessità di ricorrere a Ruggero II.

Un processo politico durato dieci anni: fatto di assemblee, incontri, confronti, scontri, studio.

Si può essere d’accordo o meno con i misilesi, e chi scrive non era d’accordo con questa scelta, ma non si può negare che l’assenza di politica sia il peccato originario più grave dei trapanesi.

Sono anni che la politica è stata abolita a Trapani e, al suo posto, è stato eretto il circo delle fesserie, delle grandi coalizioni, degli interessi di bottega ed il piccolo cabotaggio nascosto dietro improvvisazioni di apparente grande respiro.

Chi si sveglia al mattino e la spara più grossa, becca il banco e porta a casa la posta. E così è tornata in voga la grande città. Così, improvvisamente. Perché non è una questione di buona o cattiva idea, di necessità, di studio, di confronto, di tempo, di politica insomma: è la necessità di riempire la polemica con qualcosa che assomigli ad un nuovo cavallo vincente.

E si scommette. È una continua scommessa, quella dei trapanesi. Un gioco che, dal poker, si sposta all’ippodromo delle demenzialità, perché un Comune che non riesce a prendersi cura dei propri cittadini, dei propri quartieri, millanta di avere tutte le carte in regola per aumentare i kilometri quadrati ed estendere le proprie incapacità ad altri. Che iattura!

Lo sanno bene gli abitanti di Fontanelle sud, via Rodolico, il bronx come oramai lo chiamano persino sulla stampa. Così come a Rione Palme o a Villa Rosina, dove per decenni hanno dovuto fare i conti con l’assenza di servizi minimi, o una rete fognaria adeguata, di strade asfaltate (e ancora alcune non lo sono) e dell’assenza di adeguata illuminazione pubblica.

Noi, però, scommettiamo contro i misilesi e ridiamo in faccia alla loro capacità politica di aver perseguito un obiettivo e averlo raggiunto.

D’altra parte i trapanesi amanti della Grande Città son quelli che il referendum del 2018 lo hanno disertato, quelli che dicevano che tanto non sarebbe cambiato nulla. Ed è chiaro che, se ad animarti è uno spirito di rivalsa, la Grande Città non è altro che uno specchietto per gli allocchi. Altro che allodole.

Nel 2018 furono in totale 3752 i trapanesi della città e del nascituro Misiliscemi che ritennero valesse la pena partecipare. E, di questi, 3396 quelli dei territori interessati per il si e, udite udite, poco meno di 300 tutti gli altri per il no. Su alcune decine di migliaia aventi diritto al voto.  

Quella sarebbe stata l’occasione per tenersi Misiliscemi ma i trapanesi, come sempre, non videro la convenienza che vedono oggi: “vogliono andare, che vadano, chi sono io per intromettermi”. Questo il mantra del 2018.

Ed oggi non solo vorrebbero intromettersi ma, addirittura, vorrebbero superare la storia, le tradizioni, i motivi che portarono alla nascita di altri Comuni, per una mera iniziativa di annessione. Altro che medioevo, siamo al fascismo logistico. Spazio vitale in cambio di promesse, promesse, promesse. Meno tasse, più sviluppo, lavoro per tutti e benessere a tinchitè (a iosa). In bocca al lupo a chi ci crede.

Fontanasalsa, Guarrato, Rilievo, Locogrande, Marausa, Palma, Salinagrande, Pietretagliate, adesso attendono il Commissario che accompagnerà la nascita del nuovo Comune alle amministrative che eleggeranno i propri Organi di Governo, alla scrittura dello Statuto Comunale.

Poco meno di 8000 residenti si troveranno ad amministrare un territorio molto vasto, ricco e con un aeroporto. Togliendo finalmente a Trapani e Marsala l’ancestrale contesa su chi dovrebbe davvero spettare il controllo dell’Aeroporto.

La speranza, che come un invito vorrei rivolgere ai misilesi, è di non permettere al nuovo Comune di diventare la caricatura di quello trapanese. Fin dallo Statuto, dalle amministrative, dall’esperienza politica maturata non permettete alla tentazione di competere con Trapani di prendere il sopravvento: siate altro e altri da Trapani e dai Trapanesi. 

Altro per cultura, vocazione territoriale, politica, partecipazione, sviluppo. E non fatevi fregare dagli uomini della provvidenza che pure già si aggirano come falchi sulla nuova preda.

Anche perché, probabilmente, Misiliscemi potrebbe essere l’ultimo Comune a nascere avendo meno di diecimila abitanti residenti.

Buon viaggio a voi.

Gianluca Fiusco