Prima osservazione nel momento in cui stiamo scrivendo queste note, cioè alle dieci e qualcosa del mattino e che sono solo un primo commento, una prima analisi del voto: ancora non ci sono dati ufficiali su come sono andate queste elezioni. Ci riferiamo a Trapani e Erice, perché Petrosino da tempo, ma le sezioni sono solo otto, ha chiuso il suo ufficio elettorale affiggendo dietro la porta virtuale la tabella definitiva che riconferma Sindaco l’uscente Gaspare Giacalone che  la sinistra petrosilena cinque anni orsono aveva catapultato da Londra. Giacalone ha sconfitta Vincenzo D’Alberti il candidato del centrosinistra, a cominciare del PD che cinque anni prima l’aveva sostenuto. Tutto nell’ordine delle cose. Anche la percentuale dei votanti nella piccola cittadina confinante con Marsala, il 76%, segnale dell’interesse dei cittadini petrosileni.

Non c’è stato lo stesso interesse a Trapani e Erice. Nella città del Monte ha votato il 62% circa; a Trapani dove era in atto la sfida tra due colossi del centrodestra la percentuale è fissata al 59%, con circa 25mila cittadini che al voto hanno preferito il mare. Eppure sia a Trapani che Erice quest’anno erano presenti per la prima volta i grillini trainati dal loro “fenomeno” Grillo. Questo faceva suppore una massiccia presenza di elettori. Delusione o apatia?

Non si ha ancora il dato ufficiale, ma ufficialmente anche Erice ha il suo Sindaco, eletto al primo turno. E’, come nelle larghe previsioni della vigilia, Daniela Toscano candidata del centro sinistra. La Toscano ha festeggiato già nella notte con spumante italiano e con tutti i suoi afficionados, festeggiatissimo insieme a Lei, l’uscente Sindaco Giacomo Tranchida, vero vincitore di questa tornata elettorale in Erice. La Toscano era il suo vice e lui l’ha imposta, anche in sede di primarie del PD, partito al quale appartengono ( per la verità i partiti di appartenenza di Tranchida sono due, uno il PD, l’altro il suo personale). Il grande sconfitto è Luigi Nacci, candidato di Forza Italia e dell’on. Nino Oddo, insieme a D’Alì i grandi sconfitti di queste elezioni. Grandi sconfitti sono stati anche i candidati di cinque stelle.

Trapani. La città capoluogo è sempre ricca di sorprese. Anche amare. Ha rischiato di mandare al ballottaggio due persone alle prese con gravi problemi giudiziari. Tra un candidato, senatore della Repubblica, discendente da una delle famiglie storiche della grande borghesia trapanese, ma con amicizie non proprio limpide con il sistema mafioso e un altro personaggio, già sindaco di Trapani che ha fatto le sue fortune politiche affiancandosi al primo, “alle sue amicizie”, per esempio in occasione dell’Americas’Cup, per poi tradirlo alla prima occasione e mettersi in proprio. Fazio, l’ex pupillo di D’Alì,  proveniente da quella contrada di Fulgatore dove la mafia del dopoguerra ha allignato,  la fama più di “vignaiolo” che di avvocato. Uscito dal carcere “domiciliare” da pochi giorni, vi era rimasto per due settimane, con la gravissima accusa di essersi fatto corrompere per favorire da deputato regionale, i suoi amici Morace, titolari della liberrty lines. Centocinquantamilaeuro, sembrava, il prezzo della corruzione, dati più recenti farebbero ascrivere questo prezzo a duecentocinquantamilaeuro (mezzomiliardo delle vecchie lire), più tutta una serie di benefit. Fazio, da quel che filtra dal palazzo di giustizia, rischia di finire ancora una volta al carcere domiciliare. Sembra, infatti, che la Procura di Trapani che  non avrebbe voluto turbare il voto, depositerà tra oggi e domani, entro i termini, l’opposizione al provvedimento del Gip di concessione della libertà provvisoria.

Ebbene, la Trapani popolare, quella del muro di gomma, ma anche quella senza cultura e dignità ha scelto quest’ultimo. Sarebbe stato ugualmente grave se avesse scelto D’Alì. C’è da chiedersi che cosa è realmente questa città. Se è la stessa che è scesa in piazza ad onorare Mauro Rostagno, oppure quella che ha affermato anche in sede istituzionale che la mafia non esiste. Se Trapani è la città dove il cittadini medio  si lamenta se c’è una buca non rattoppata o un servizio non efficiente al massimo, se  un ladro di polli ruba al supermercato, se  fa il moralizzatore se vede una povera ragazza “costretta” a prostituirsi per vivere.

Se è questa o se invece è la città che vuol farsi governare da un falso moralizzatore che prende soldi profittando delle istituzioni di cui fa parte ( questa è l’accusa a suo carico),  che è già pregiudicato, che senza suo merito è riuscito a farla franca in altre questioni giudiziarie dove forse non si è scavato a fondo. Se Trapani, diversamente da qualunque città del mondo, vuol farsi amministrare ancora così o vuole riscattarsi.

Alcuni aneliti di resurrezione ci sono. Legati alla persona, più che ai partiti, di Pietro Savona, un onesto dirigente pubblico ridisceso in campo proprio per dare una mano al riscatto della città. Sarà Lui a sfidare Fazio al ballottaggio tra 15 giorni. E’ stato premiato, nonostante, per esempio, la maggior parte della stampa locale lo desse per sconfitto i partenza e vittima di intrighi che dovevano passare sopra la sua testa. La Trapani del riscatto parte da questo nome, dalla sua e nostra rabbia, dalla sua e nostra volontà di vedere una Trapani normale, meglio amministrata e uguale alle decine, centinaia, migliaia città del mondo.

Non un caso unico al mondo, come rischia di diventare questa nostra povera città.

Aldo Virzì

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