La crisi era latente, ad accentuarla un’interrogazione del giovane consigliere Giuseppe Lipari, non si poteva più tenere, ed è scoppiata fragorosamente alla vigilia di Natale: l’ATM, la partecipata dei trasporti urbani ha azzerato il Consiglio di Amministrazione, rimasto in carica solo per la gestione ordinaria. 

La svolta nei giorni scorsi con le dimissioni, apparentemente improvvise, dei due consiglieri di amministrazione avv. Sabrina Giudici e il commercialista Francesco Murana. Erano stati fortemente voluti personalmente da Tranchida che aveva anche dato una motivazione: rappresentavano i comuni di Erice, Paceco, Favignana “ nonostante non si sia ancora concretizzato l’ingresso di detti enti nella compagine societaria” come scriveva lo stesso Sindaco nel comunicato stampa ufficiale del 20 gennaio. Ma quel “concretizzarsi” era rimasto soltanto sulla carta, in realtà pare che Paceco e Favignana (sindaco Pagoto) non sarebbero mai stati interessati ad entrare in società all’ATM, tra l’altro con condizioni non proprio favorevoli; discorso diverso ad Erice dove il politico ed ex sindaco Tranchida ha da sempre un ruolo  decisivo nelle scelte dell’amministrazione comunale, come è stato evidente sulla vicenda dell’università. La Sindaca era d’accordo a far parte del disegno politico di Tranchida della “grande ATM”, ma la Toscano sa di avere una forte opposizione a questa scelta e non è escluso possa decidere altre scelte, magari concordate con lo stesso Sindaco di Trapani. 

Così all’ATM con un consiglio di amministrazione spaccato (Giudici e Murana accusati di ostruzionismo) ed una “concretizzazione” che non arrivava, Tranchida ha presieduto una assemblea dei soci annunciando di avere inviato una lettera ai tre comuni chiedendo urgenti risposte sulla loro volontà di adesione. Questa lettera è stata presa a pretesto dei due “abusivi”  Giudici e Murana per far pervenire, a distanza di 24 ore l’uno dall’altra, le dimissioni ugualmente motivate da quella lettera di Tranchida ai comuni che avrebbe di fatto messo in discussione il loro ruolo. La dimissione dei due ha comportato la decadenza di tutto il consiglio di amministrazione. Insomma all’ATM – dove a leggere la risposta, condita dai soliti insulti del Sindaco a Lipari, tutto andava bene – la crisi è esplosa con violenza. Lo stesso Sindaco in una dichiarazione ad un giornale si è detto sorpreso da queste dimissioni. 

C’è però chi dubita che sia proprio così e avanza l’ipotesi che sia in corso l’ennesima lotta interna di potere sulla più importante municipalizzata del comune che da tempo, particolarmente in coincidenza della gestione Tranchida, vive nella tempesta. Ultimo caso quello dell’arresto di Salvatore Barone che proprio Tranchida ha personalmente voluto, sia pure per un tempo limitato, alla presidenza del consiglio di amministrazione. Oggi Barone è stato arrestato con accuse gravissime di contiguità con il sistema mafioso, Tranchida chiede ai suoi uffici una verifica su Barone prima direttore generale, poi presidente ATM; una richiesta che per molti ha dell’assurdo perché il primo controllo andrebbe fatto su chi ne ha favorito l’ascesa a quei ruoli. Le solite indiscrezioni riferiscono anche che a Palazzo D’Alì ci fossero altri sostenitori politici di Barone, gli stessi che, aggiungono le stesse indiscrezioni, dialogavano con i due consiglieri “abusivi” ora dimissionari.

Adesso Tranchida dovrà nominare il nuovo consiglio di amministrazione, ritornano in discussione i vecchi accordi politici, quelli che riconducevano ad una presidenza nella persona dell’avv. Massimo Zaccarini che il Sindaco aveva bellamente “tradito”, innestando una polemica durissima all’interno della coalizione e delle correnti che, sotto mentite spoglie, fanno riferimento al PD.

Forse il giovane consigliere comunale Giuseppe Lipari aveva visto giusto anticipando di fatto con quella interrogazione quanto stava accadendo dentro l’ATM, Tranchida si era rifiutato di rispondere all’interrogazione ma forse potrebbe tornare a più miti consigli e quella porta girevole potrebbe trovare più clienti.

                                                                          Aldo Virzì

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