L’imbarazzante e assente politica trapanese

Che fine ha fatto la Politica a Trapani? Ad oggi risulta non pervenuta o quasi. Qualche mese fa ci han provato dalle parti di Articolo 1, se male non ricordo, a rivendicare una sorta di tranchidexit, ma il resto dell’arco costituzionale, con particolare attenzione al centrosinistra, che significa praticamente il PD, non ha inteso aprire alcun confronto sul tema.
Eppure il problema è serio. Più la politica trapanese rimarrà ancorata, sotto assedio in verità, all’azione del primo cittadino di Trapani, più si condannerà all’ininfluenza per i prossimi 20 anni.
La trasversalità che ha animato l’azione elettorale e poi amministrativa di Tranchida lungi dal rappresentare una forza per tutti i banchettanti, ha semmai evidenziato che l’unico a goderne sarebbe stato sempre e soltanto Giacomino da Fico venuto.
Trapani è una città storicamente apatica più che conservatrice. Gli elettori non sono interessati a troppi scossoni: per pigrizia e non per reale convinzione. E, se proprio devono decidere, lo fanno contro qualcuno premurandosi prima che la parte per cui patteggiano sia quella del bullo. L’opzione Tranchida, nel 2018, era la più rassicurante in questo senso. Torme di candidati avevano visto gli acrobatici immobilismi di Tranchida ad Erice e la rassicurante possibilità di assicurarsi un posto al sole: e corsero in molti alla corte del già sindaco per ingraziarselo. Del resto l’uomo era quanto di meglio il trapanese medio potesse desiderare: a capo di una coalizione così ampia da non permettere partita e quindi incertezze, con dentro tutto ed il suo contrario, ben accreditato negli ambienti che contano, in ideale continuità con Mimmo Fazio. Insomma, se non l’alter ego del primo cittadino da Fulgatore venuto, addirittura qualcosa di meglio: rispetto al primo avrebbe avuto quel pizzico di trasversalità in grado di farlo digerire a quasi tutto l’arco costituzionale.
Ormai sono passati quasi quattro anni e la plebiscitaria amministrazione Tranchida ha prodotto così tanta fuffa da avere il tempo per fissare gli equilibri delle prossime tornate elettorali. Qualche pezzo lo ha pure perso, per carità, ma nel gioco degli “eghi” non rimarrà memoria di chi, ovviamente dopo aver portato l’acqua con le orecchie, come si dice, al porto di Giacomino, si è ricreduto ed oggi sale in pergamo a raccontarci le sue verità.
In questi anni il Sindaco ha sfoggiato una rozza ma efficace capacità trasformistica a tutti i livelli: mentre inaugurava panchine rosse e comiziava su un tema delicato come la violenza contro le donne, si premurava di affidare ai social istituzionali il verbo sul “nodo dell’aborto”, addirittura arrivando a liquidare il dibattito sulla legge 194 viziato da “eccessi contemporanei” (qualunque cosa abbia voluto intendere); mentre la città languiva e langue, rilanciava prima con la capitale della cultura e poi rinunciava alla un tempo esaltata Trapaneade.
Da una polemica all’altra, accusando gli altri di aizzarla, ovviamente, e mai avendo la lucidità né il semplice buonsenso di tirarsene fuori almeno per decoro istituzionale: passando, limitandoci alle più recenti, da quella sull’assistenza ai disabili nelle Scuole agli allagamenti continui; i percorsi per gli ipovedenti, etc… E, in tutto questo, Trapani si rimpiccioliva, perdendo Misiliscemi mentre dalle parti del Sindaco si pontificava di grande città, città grande, area vasta, etc…
Insomma, più che fare qualcosa l’Amministrazione Tranchida verrà ricordata, a parere di chi scrive, per i metodi del suo agire, talvolta orientati a dileggiare con inaudita violenza verbale e politica tipica di un certo squadrismo ideologico chiunque faccia un minimo rilievo, inarchi un sopracciglio, o pensi, addirittura, di non farsi abbindolare dalla propaganda delle casse di risonanza al suo servizio. Attorno a Tranchida si è infatti stretto un cordone sanitario, un gruppuscolo di asserragliati dentro e fuori il palazzo. Una corte di giullari intenti ogni giorno ad appropriarsi dell’ultima parola escludendo non solo il beneficio del dubbio, ma ogni possibilità di un umano abbaglio del “caro leader” per rappresentarlo, rasentando il più assurdo ridicolo, come immune a tutto: all’errore, all’incapacità e, chissà, alla fine forse all’assennatezza?
Con un uso spregiudicato dei social in cui la pattuglia di attempati saltimbanchi politici si preoccupa di volta in volta di ficcare il naso dentro i profili dei cittadini e delle cittadine, soprattutto se questi azzardano una critica al “vate”.

Ligi, probabilmente a loro insaputa, al ricordo di Wilde e Dorian Gray: There is only one thing in the world worse than being talked about,and that is not being talked about.

(C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé)
In tutto questo un ruolo non secondario lo ha avuto, nell’immaginario collettivo trapanese, il fantasma di via XXX Gennaio. Se per Marx ed Engels, nel 1848, lo spettro che s’aggirava per l’Europa era quello del comunismo per emancipare gli ultimi dalla loro condizione umana e sociale; nella Trapani del 2021 il fantasma evocato per silenziare ogni dubbio ed ogni critica è stato il continuo ricorso al convitato di pietra pronto a ricevere denunce, querele, carte bollate.
Perché è l’assenza di politica a generare mostri. Dal 2018 infatti assistiamo, ad ogni occasione, alla continua minaccia di ricorso alle autorità giudiziarie, con l’indice sempre proteso verso via “XXX Gennaio” per chiunque abbia anche solamente immaginato un dissenso dal verbo che promana da Palazzo.

La politica del Sindaco e dei suoi bravi fanclub, del resto, si declina quasi esclusivamente in propaganda e calcoli elettorali più che in capacità critica. Un gioco nel quale ogni interferenza non solo è poco gradita, ma meritevole di tutto il vituperio possibile. Di tutta la violenza verbale fatta di slogan e soprannomi.

E non solo di quello. Con l’intento del pubblico disprezzo ora verso la consigliera comunale d’opposizione, poi il cittadino critico su facebook, persino i propri “compagni” di partito: almeno in questo il Sindaco è democratico e non fa differenze.


D’altra parte che la magistratura venga additata a monito per i “nemici” di questa corte è almeno singolare. E pericoloso. Per la tenuta democratica delle Istituzioni, certamente. E perché rischia di delegittimare agli occhi dei cittadini, ma potrei sbagliare, i ruoli di garanzia che alcuni Organi dello Stato dovrebbero incarnare. Tirare in ballo il ricorso a querele e giudici, chiamando surrettiziamente questi ultimi a garanti della verità dogmatica, culturale e perciò politica del primo cittadino, per ricondurre a ragione, per intimidire gli oppositori è una prospettiva almeno inquietante, tipica di ben altre epoche e regimi. Una stortura, anzi una degenerazione cui nessuno, nessuna ha fino ad ora inteso porre argine richiamando il primo cittadino al semplice rispetto dei ruoli, e quindi attenersi ad un profilo istituzionale consono alla rappresentanza che gli è affidata. Pro tempore.


Ed allora se il reato è l’opinione o, meglio, se ogni opinione diventa reato, lo confesso, sono colpevole e mi consegno al “secondo secondino” per la pena capitale curioso di conoscere dal vivo chi si presterà allo scopo.
In questo tragico caravanserraglio politico Tranchida ed il suo giglio magico di tesserati a qualche Partito, non sono mai stati richiamati a quella che, un tempo, era la disciplina di Partito, ove mai i partiti trapanesi esistessero ancora, né sconfessati dalle rispettive componenti politiche. Tutti cani sciolti che ritengono di rispondere ai “loro” elettori perché la stortura del civismo moderno questa è: ognuno risponde al suo particolare elettorato e non alla collettività nel suo insieme o, udite udite, all’interesse generale. Il particolare è diventato l’orizzonte di questa politica di sussistenza e le tifoserie gongolano. Precursori dei no-vax che, come questi, al raziocinio preferiscono l’ammasso.

Dei cervelli.
Alla fine, però, questo sistema in cui il peso elettorale vero o presunto detta il silenzio alla Politica, costringendo i partiti a mimetizzarsi nel civismo e riducendoli, alfine, ad autobus elettorali, li renderà ininfluenti fino alla definitiva scomparsa dai territori.
Se, cioè, quel che rimane della Politica non saprà emanciparsi da Tranchida e dalle comparse che lo circondano, ne rimarrà subalterna e sarà la città a pagarne il prezzo più rilevante.
Del resto, dopo aver fagocitato tutto e di tutto Tranchida si mangerà in un sol boccone anche i “fratelli coltelli”: a partire da quelli interni al suo partito, il PD, e passerà all’incasso. Ditelo ai vari deputati regionali, nazionali, dirigenti locali e compagnia cantando…
Oppure lasciateli tutti continuare beotamente a dormire.

Gianluca Fiusco

Previous Post
Next Post