Sicilia Futura nell’occhio del ciclone: incomprensioni mediatiche e passaparola enfatizzati. Quanto di illusorio e quanto di veritiero nelle recenti dichiarazioni? Chiediamolo direttamente a Livio Daidone, presidente provinciale di Sicilia Futura.

Nei giorni scorsi ha smentito le indiscrezioni sul sostegno di Sicilia Futura a favore dell’eventuale candidatura di D’Alì e ha dichiarato che, così facendo, ha toccato «qualche nervo scoperto di manovre politiche che rischiano di avere il fiato corto». A quali manovre si riferisce? «Desidero chiarire una volta per tutte che quanto dichiarato al Giornale di Sicilia è stata una precisazione rivolta al quotidiano e non ad una forza politica. Ho dichiarato che il nostro partito non ha partecipato a nessuna riunione e a nessun tavolo d’alleanze e ribadisco che per adesso stiamo valutando le strategie politiche più funzionali alla crescita del territorio. Ci esprimeremo su eventuali alleanze solo una volta vagliati programmi. Non riesco a spiegarmi le reazioni seguite alla mia affermazione e nutro forti dubbi sulle motivazioni che le hanno supportate. Così come non mi spiego le azioni di coordinamento di Forza Italia. Manovre che rischiano di avere il fiato corto, è vero, perché oggi la logica politica dell’uno contro l’altro è anacronistica, superata e antica. Per far fronte alle emergenze sociali, che sono l’unica cosa che interessa davvero ai cittadini, bisogna abbandonare questa litigiosità che fomenta un’antipolitica che prevale sui reali problemi dei cittadini e cercare di costruire “CON” l’altro. Dal canto nostro questo è ciò che noi cerchiamo di fare, ragion per cui valutiamo le proposte e i programmi, non certo le provocazioni e i tentativi di distoglierci dal nostro modo di operare».

A seguito delle recenti dichiarazioni, si intravede un triangolo mediatico che ha come vertici Daidone, D’Alì e Sinatra. Qual è, secondo lei, il ruolo di  Sinatra in questo contesto? Da tempo  siete legati da una condivisione d’intenti, la vostra intesa è rimasta integra? «Ammetto che si tratti di ricami mediatici che non sortiscono l’effetto di sminuire la stima che nutro nei confronti di un mio carissimo amico. Nondimeno rivolgerei la domanda a Sinatra e a D’Alì. Personalmente, a prescindere dall’amicizia che mi lega a Sinatra, riconosco che le sue azioni politiche dimostrano la sua elevata preparazione. Ragion per cui ritengo che egli sia un ottimo candidato, certamente da tenere in considerazione nell’economia delle valutazioni da fare. Tuttavia, ribadisco, il mio partito non ha fatto alcuna scelta politica. Attualmente l’autonomia del nostro movimento rimane una costante salda, a dispetto di chi abbia insinuato uno sbilanciamento a favore di possibili candidati o alleanze. Per quanto concerne Forza Italia, la loro manovra mi sembra un escamotage per prendere le distanze da noi, tuttavia non mi sembra opportuno polemizzare. Quando, dopo la scomparsa dell’on. Culicchia, mi è stato chiesto di ricoprire questa carica, ho accettato non perché io ambissi a qualche posizione amministrativa, ma perché ho desiderato mettere la mia esperienza al servizio della comunità, investendo del tempo e delle energie in vista della crescita e del miglioramento della nostra società. È questo il mio unico interesse, tutto il resto non mi riguarda».

Che futuro prospetta per le amministrative di Trapani e di Erice? Potrebbe essere più roseo o lo immagina farraginoso? «Stiamo attraversando un momento difficile e mi auguro che tutti i candidati abbiano buon senso, che siano capaci di fare una politica in modo maturo, basandosi sul confronto. Noi, di sicuro, vogliamo lavorare sui programmi e non sullo scontro».

Come giudica i candidati proposti in entrambi i territori comunali? «Sono tutti candidati che possono esprimere un impegno sul territorio. Tuttavia oggi è diventato talmente complicato amministrare un territorio come il nostro, che le capacità politico-amministrative, per quanto spiccate, non sono più sufficienti per qualificare un buon sindaco. Affinché il nostro territorio possa prendere respiro, si ravvisa la necessità di individuare un candidato sindaco che sia innanzitutto un manager, capace di dare un’impronta manageriale ad una politica che va rimodernata. Noi sosterremo chi più ci convincerà, ma non escludo l’ipotesi che Sicilia Futura avanzi autonome candidature sia  a Trapani che ad Erice. Abbiamo tutte le potenzialità per poterlo fare».

Sicilia Futura è un movimento chiaramente orientato a sinistra. Crede che con la guida dell’on. Salvatore Cardinale si possano valutare intese con la destra? «La gente non capirebbe eventuali alleanze con la destra. La gente vuole capire solo cosa si prospetta per i propri figli, chiede chiarezza e coerenza. In linea di massima non credo che sia una questione tra destra o sinistra, ma non penso che Cardinale sia disposto a stringere alleanze con la destra, chiediamolo a lui. Poi in politica non si può mai sapere, è un ambito in continua evoluzione, magari un domani Cardinale potrebbe passare alla destra, così come Berlusconi alla sinistra».

In sede regionale Sicilia Futura è federata con il PSI. Un unico gruppo parlamentare all’Ars. Salvatore Cardinale e Nino Oddo sono le due direttrici di un medesimo angolo? «Cardinale e Oddo hanno fatto un accordo tecnico in ambito regionale, ma ognuno di loro mantiene una grande autonomia nella sfera locale. Per quello che leggo sui giornali, Oddo sostiene il centro destra a Trapani, Sicilia Futura farà le sue valutazioni».

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