«Il mio vicino di casa ha appena massacrato di botte il suo pitbull. Per favore, dimmi cosa devo fare per metterlo in salvo».  Questo l’appello che, nel maggio del 2016, una giovane ragazza valdericina ha lanciato tramite il social network facebook ad Enrico Rizzi, Presidente Nazionale del Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali. «Il pitbull è scappato dai suoi aguzzini, Giovanni Manzo, valdericino, classe 1942, e il figlio di quest’ultimo, proprietario del cane – racconta Rizzi – Giovanni Manzo ha rincorso il cane che era scappato dal recinto nel quale era custodito a Valderice ed una volta bloccato lo ha trascinarlo con forza dalle zampe posteriori, strattonandolo e colpendolo ripetutamente con calci e pugni. Da un’abitazione vicina, una ventenne ha assistito alla scena e, nel vano tentativo di porre fine a quel maltrattamento, la ragazza ha urlato all’uomo intimandogli di fermarsi. Incurante dell’appello rivoltogli, Manzo ha trascinato il cane nel suo giardino e lo ha legato con una corda ad un albero circondato da feci, spazzatura e rottami di ogni genere. A quel punto la giovane ragazza, sconvolta per quanto accaduto e preoccupata per la salute dell’animale, ha deciso di contattarmi. Immediatamente recatomi sul posto, ho incontrato la giovane in lacrime e, constatata la gravità di quanto accaduto, ho richiesto l’intervento della Radio Mobile dei Carabinieri con una telefonata diretta al 112. Pochi minuti dopo i militari dell’Arma, giunti sul posto, hanno raccolto la testimonianza della ventenne e su richiesta del Presidente del NOITA, hanno proceduto al sequestro del cane, affidato al compagno della ragazza».

Rizzi inoltre ha dichiarato di essersi recato in caserma poco dopo l’accaduto e di aver sporto denuncia a carico di Giovanni Manzo. A distanza di 10 mesi, la Procura della Repubblica di Trapani ha emesso un decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti di Giovanni Manzo e del figlio di quest’ultimo. I due uomini dovranno comparire innanzi al Tribunale di Trapani il prossimo 3 maggio 2017 per rispondere ai due i capi d’accusa che li vedono coinvolti: “maltrattamento di animali” (art. 544-ter del C.P.) e “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze” (art. 727 comma 2). L’associazione animalista presieduta da Enrico Rizzi si è dichiarata parte offesa nel procedimento. Inoltre Rizzi ha tempestivamente informato il sindaco di Valderice, Girolamo Spezia, al fine di invitarlo a costituirsi parte civile come Comune. Il primo cittadino ha chiesto al leader animalista di trasmettergli copia del fascicolo per poter valutare il da farsi.

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