Ancora espressioni di solidarietà per la ministra Bellanova fatta oggetto di vergognosi  insulti da quel gruppo di fascisti che a Marsala, da tempo, sporca le mura Di una città che più di altre di questa provincia ha dato i suoi figli alla lotta partigiana, sacrificato le sue donne e i suoi uomini per dare la libertà e la democrazia a questo Paese. 

I primi ad esprimere solidarietà e condannare l’ignobile scritta, accompagnata dalla croce celtica nella centralissima Via Scurti, è stata l’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con il Presidente del circolo di Marsala Pino Nilo. Parole durissime:” i sorci di fogna riemergono con parole d’odio dettate da una ideologia di morte. Al ministro Bellanova la più sentita solidarietà dell’ANPI; l’augurio è che come sempre è accaduto l’amministrazione comunale provveda a rimuovere la scritta”. Sempre a proposito dell’ANPI, è stato convocato l’ufficio di presidenza provinciale per decidere passi verso le istituzioni per “mettere fine a questa vergogna”.

Solidarietà alla ministra Bellanova dalla CGIL: La FlaiCgil di Trapani e la Camera del Lavoro di Marsala esprimono solidarietà alla ministra delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova, a cui è stata rivolta una frase di odio e con una simbologia nazifascista su un muro nel centro storico di Marsala.

“All’indomani della festa della Repubblica – dicono i segretari della Flai Cgil Giovanni Di Dia e della Cgil di Marsala Piero Genco – questo vile gesto, che rimanda a tempi bui e che condanniamo con fermezza, deve rafforzare in tutti noi le azioni volte all’affermazione della legalità e al riconoscimento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. In quest’ottica le politiche di regolarizzazione ed emersione del lavoro nero assumono, nel territorio marsalese e trapanese, un importante valore”. 

La Flai e la Camera del Lavoro di Marsala invitano la ministra Bellanova a proseguire l’azione politica finalizzata a dare dignità alle lavoratrici e ai lavoratori agricoli e, in particolare, a tutti gli coloro, definiti “invisibili”, che quotidianamente lavorano nelle terre e all’interno delle serre senza diritti e senza tutele”.

                                                                          A.V. 

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