I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Marsala, diretti dal Tenente Federico Minicucci, dopo un’articolata attività di indagine, hanno arrestato il pregiudicato marsalese, Antonio Genna, di 40 anni, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione degli arresti domiciliari, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Marsala per il reato di tentata rapina aggravata.

Lo scorso 23 marzo 2016, i militari dell’Arma intervennero per una tentata rapina ai danni di un centro scommesse sito nel comune lilibetano in via degli Atleti: pochi minuti prima della chiusura, un malvivente, con il volto parzialmente travisato da una sciarpa ed armato di pistola, entrò nell’esercizio commerciale e, con in mano l’arma, si diresse allo sportello.

“Datemi tutti i soldi”-, avrebbe urlato all’indirizzo del titolare ed alla moglie, sbattendo due volte la pistola sul bancone e puntandola verso i due poveri malcapitati.

Il titolare del centro scommesse, però, non si fece spaventare da tali minacce e reagì colpendo il malvivente con un pugno al volto, mentre questi gli avvicinava l’arma al collo. Il malvivente, sorpreso da tale reazione, cadde a terra creando un certo trambusto nel locale che attirò anche il cognato del titolare, che in quel frangente si trovava in bagno.

Vistosi in una situazione di inferiorità, allora, il rapinatore fuggì venendo inseguito dai due uomini che non riuscirono però a raggiungerlo mentre si allontanava. I due, comunque, notarono che, dopo aver scavalcato un muro, l’uomo era salito a bordo di una Mercedes Classe B di colore argento che a forte velocità ed a fari spenti si dileguava, non consentendo loro di prendere il numero di targa.

Rientrato al locale, il titolare dell’attività chiamò il 112 e, appena ricevuta la segnalazione, i Carabinieri giunsero immediatamente  sul posto, effettuando i rilievi tecnici del caso ed ascoltando i testimoni per ricostruire con esattezza la dinamica dell’evento delittuoso, appurando innanzitutto che l’arma utilizzata dal malvivente era una pistola giocattolo di cui venivano individuate delle parti in plastica. Partendo da tali presupposti, già nella stessa serata, l’attenzione dei militari dell’Arma si era rivolta a Genna Antonio, pregiudicato noto per simili fattispecie delittuose, in virtù soprattutto di due elementi: le movenze e la corporatura del rapinatore corrispondevano esattamente a quelle del pregiudicato mentre il mezzo utilizzato per la fuga era simile per colore e modello all’autovettura utilizzata da Genna.

Nel corso della successiva attività investigativa, pertanto, gli operanti si sono recati presso la sua abitazione rintracciandolo e notando che aveva dei vestiti con il bavero sporco di sangue, come se avesse avuto una colluttazione. Inoltre, una volta che gli sono state chieste notizie sull’autovettura in suo possesso, ha cercato di sviare i militari dell’Arma affermando che si trovava in officina per una riparazione. Non convinti da tale versione, però, una volta terminato il controllo all’abitazione, i Carabinieri hanno continuato a cercare il veicolo, trovandolo parcheggiato in una strada vicina alla casa di Genna e con il motore ancora caldo.

Questi ulteriori indizi emersi hanno spinto i militari dell’Arma ad insistere su tale ipotesi investigativa ed, anzi, hanno permesso di trarre degli elementi concordanti ed inconfutabili a carico del malvivente ottenendo, grazie al quadro probatorio fornito, il provvedimento restrittivo emesso dall’Autorità giudiziaria lilibetana su richiesta della Procura della Repubblica, in virtù del quale è stato tratto in arresto.

La misura cautelare è stata notificata al malvivente nella casa circondariale di Trapani, ove già si trova ristretto per scontare una precedente condanna, motivo per cui una volta terminato il periodo che ancora gli resta non sarà scarcerato ma sottoposto agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico.

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