Una maxi operazione antimafia stamane ha scosso la provincia di Palermo. I carabinieri del Comando provinciale e la Direzione Investigativa Antimafia hanno infatti eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 85 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga, reati in materia di armi, estorsione e corruzione.

In particolare sono 63 le persone finite in carcere; 18 ai domiciliari e 4 a obblighi di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria. L’operazione, che si è svolta nella provincia di Palermo e in altre regioni italiane, è stata coordinata dalla Dda.

I carabinieri, col supporto di unità cinofile, del nucleo elicotteri e dello squadrone cacciatori di Sicilia, hanno eseguito 70 provvedimenti cautelari tra Palermo, Trapani, Latina, Napoli, Roma e Nuoro.

Tra le misure emesse 3 sono per associazione mafiosa e una per concorso esterno in associazione mafiosa. Con l’imponente operazione sono state disarticolate inoltre 5 organizzazioni di trafficanti di stupefacenti i cui componenti sono accusati di produzione e traffico di marijuana cocaina e hashish, ma anche di reati in materia di armi e contro la pubblica amministrazione come la corruzione di un agente della polizia penitenziaria in servizio presso il carcere Pagliarelli di Palermo.

Ecco le cinque organizzazioni finalizzate al traffico di stupefacenti:

  • gruppo promosso e diretto da VITALE Michele cl. ’68
    19 destinatari di provvedimento cautelare di cui 4 (VITALE Michele cl. ‘68, LO CRICCHIO
    Ottavio, LOMBARDO Giuseppe, VIRGA Pietro) a cura dell’Arma dei Carabinieri.
  • gruppo promosso e diretto da CASARRUBIA Michele e dalla madre VITALE Antonina
    7 destinatari di provvedimento cautelare: CASARRUBIA Michele, VITALE Antonina,
    CASARRUBIA Leonardo (coniuge di VITALE Antonina), VACCARO Tiziana (coniuge di
    CASARRUBIA Michele), BOMMARITO Claudio, LA FATA Roberta (compagna di
    CASARRUBIA Michele) e PALUMBO Vincenzo;
  • gruppo promosso e diretto da LOMBARDO Nicola e CASSARÀ Nunzio
    7 destinatari di provvedimento cautelare: LOMBARDO Nicola, CASSARÀ Nunzio, SICOLA
    Calogero, LUNETTO Roberto, LA FATA Ignazio, VITALE Filippo, FERRERI Vincenzo;
  • gruppo promosso e diretto dai fratelli PRIMAVERA Maurizio e PRIMAVERA Antonino
    6 destinatari di provvedimento cautelare: PRIMAVERA Maurizio, PRIMAVERA Antonino,
    PURPURA Federico Daniel, IMPERIALE Giuseppe, IMPERIALE Biagio e PURPURA
    Simone.
  • gruppo promosso e diretto dai fratelli GUIDA Gioacchino e GUIDA Raffaele, nonché da
    FERRARA Massimo e CUCINELLA Angelo
    18 destinatari di provvedimento cautelare: GUIDA Gioacchino, GUIDA Raffaele, FERRARA
    Massimo, CUCINELLA Angelo, GUIDA Maria (sorella di Gioacchino e Raffaele), COPPOLA
    Salvatore cl. ’76, COPPOLA Savio (fratello di Salvatore), PARISI Margherita (madre di
    GUIDA Gioacchino), PETTINATO Roberta (compagna di GUIDA Gioacchino), D’ARRIGO
    Filippo, GIACALONE Fabio, LA MATTINA Edoardo, MARCENÒ Marco, PRIMAVERA
    Salvatore (fratello di Maurizio ed Antonino), STALLONE Rosario, MESSINA Vincenzo,
    INGHILLERI Gianvito, SANZONE Riccardo Biagio.

La DIA ha arrestato, nelle province di Palermo, Trapani, Roma, Milano, Reggio Calabria e Cagliari, 14 persone: dieci sono finite in carcere e quattro agli arresti domiciliari e ne ha sottoposta una all’obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione finalizzata alla coltivazione, alla produzione e al traffico illeciti di sostanze stupefacenti.

L’inchiesta parte nel novembre 2017, da accertamenti avviati dai carabinieri della Compagnia di Partinico su Ottavio Lo Cricchio, imprenditore del settore vinicolo, e Michele Vitale, esponente della famiglia mafiosa dei Vitale, storici capi del mandamento mafioso di Partinico.

Arrestata Giusy Vitale

Torna in carcere Giusy Vitale, sorella dei capi del mandamento mafioso di Partinico Leonardo e Vito. Passata alla guida del clan dopo la detenzione dei fratelli Leonardo e Vito, poi divenuta collaboratrice di giustizia, per i pm sarebbe al centro di un grosso traffico di droga. Con lei sono stati arrestati anche la sorella Antonina e il nipote Michele Casarrubia.

Nel novembre 2018, Casarrubia va a Roma per trattare l’acquisto di un’ingente quantità di cocaina con Consiglio Di Guglielmi, detto Claudio Casamonica, personaggio di vertice dell’omonimo clan romano, successivamente morto per Covid. All’incontro, interamente registrato dagli inquirenti, partecipa tra gli altri anche l’allora collaboratrice di giustizia oggi accusata di aver acquistato cocaina da fornitori calabresi a Milano e Bergamo. Le conversazioni registrate tra la Vitale e il nipote hanno messo in luce il suo ruolo nel traffico di stupefacenti. “E’ assolutamente chiaro come la donna non si sia dissociata dall’ambiente criminale in genere e da Cosa nostra in particolare”, scrive il gip.

Tra gli episodi che dimostrano che non avrebbe mai rotto il suo legame col clan c’è una sua conversazione col nipote del dicembre 2018 a Roma. Casarrubia, nell’informare la zia delle dinamiche criminali della cosca di Partinico, le riferisce che, a seguito di un furto di marijuana commesso dal cugino Michele Vitale, questi era stato convocato dai vertici della cosca per rendere conto del suo gesto. La donna, per nulla sorpresa, risponde che l’iniziativa è assolutamente fisiologica perché conforme alle regole di Cosa nostra.

La famiglia Vitale

C’è l’intera famiglia Vitale, nome storico di Cosa nostra, al centro dell’indagine della Dda. Tra i personaggi di spicco Nicola Lombardo, genero dello storico capo-mandamento di Partinico Leonardo Vitale, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa. Lombardo era deputato alla risoluzione di controversie tra privati in virtù del “prestigio criminale” che gli derivava dall’inserimento organico nella famiglia mafiosa di Partinico.
Episodio esemplificativo è quello registrato dalle microspie nell’agosto del 2017 quando un cittadino si rivolge a lui tramite un altro mafioso per chiedergli di prendere provvedimenti contro un vigilante di una discoteca di Balestrate che aveva malmenato il figlio, la notte di Ferragosto, procurandogli 30 giorni di prognosi.

In un’altra circostanza, è stato documentato l’intervento di Lombardo in una lite tra due imprenditori locali nata dalla violazione degli accordi per la concessione d’uso di alcune macchinette del caffè. L’influenza mafiosa sul territorio si è manifestata inoltre in occasione del recupero di un mezzo agricolo rubato a un uomo d’onore e per l’ottenimento di un risarcimento in favore di un agricoltore le cui colture erano state danneggiate dal pascolo di animali condotti da un pastore. Lombardo è stato anche chiamato in causa per l’individuazione dei responsabili di un furto commesso in un negozio gestito da cinesi.
Fedelissimo di Lombardo era Nunzio Cassarà che ha mantenuto i rapporti con un altro esponente di vertice del clan, Francesco Nania, poi arrestato nel febbraio 2018.
Altro personaggio coinvolto nel blitz, condotto dalla Dia e dai Carabinieri, è Michele Vitale, figlio del capomafia Vito, detto Fardazza, e nipote di Leonardo Vitale. Il suo clan era capace di coltivare e produrre nella zona di Partinico ingentissime quantità di marijuana e di gestire un vasto traffico di droghe, approvvigionandosi, per la cocaina, dalla ‘ndrina dei Pesce di Rosarno (in provincia di Reggio Calabria) e da un noto narcotrafficante romano che è stato poi catturato in Spagna dove era latitante.
Nelle conversazioni con il narcos romano i mafiosi usavano un linguaggio cifrato legato ad acquisti di vini per non farsi scoprire.
Nel corso delle indagini – che hanno preso spunto dal tentativo di Vitale di imporre a un imprenditore di affittare dei locali ad operatori economici alcamesi con i quali era in affari – la DIA ha effettuato diversi sequestri di grossi quantitativi di droga. In particolare, il 10 ottobre 2018, nelle campagne di Partinico, è stato scoperto un sito di stoccaggio in cui era in essicazione una gran quantità di marijuana, e subito dopo, in contrada Milioti, una vasta piantagione di circa 3.300 piante di cannabis indica.

Legami tra boss e politici

Nel corso dell’inchiesta sono emersi legami tra boss e alcuni politici della provincia di Palermo, in particolare di Partinico. Una scoperta che nel luglio 2020 aveva già determinato lo scioglimento del Consiglio Comunale di Partinico, disposto su proposta della Compagnia dei Carabinieri proprio per i condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa.
Il provvedimento ha riguardato esclusivamente il Consiglio Comunale poiché nel maggio del 2019 il sindaco aveva già rassegnato le dimissioni e la Giunta era decaduta