“Quell’invocazione, quel Monica aiutami”, è stato per me un momento drammatico. In quel minuto ho compreso che non bastava più parlare con i medici del carcere, bisognava fare qualcosa d’altro, portare il problema all’esterno, farlo conoscere. Così è stato ed oggi, finalmente, mio padre è curato in un ottimo ospedale, un eccellenza, visitato da medici di grande valore e di grande sensibilità come il dott. Liberti”.

La voce di Monica Ruggirello, la figlia dell’ex deputato Paolo Ruggirello in carcere “da 401 giorni, li conto tutti”, con l’accusa di associazione mafiosa, risente ancora di questa drammatica settimana trascorsa a cercare aiuto per suo padre, trovato grazie alla collaborazione di un noto giornalista e successivamente dell’associazione Antigone e del garante dei detenuti della Campania. Fino a quel momento era un palleggiarsi di responsabilità, “rassicurarmi che la febbre di mio padre era conducibile ad una normale malattia a causa degli alti e bassi anche giornalieri.

Ma mio padre stava male”. I fatti sono noti: finalmente fanno il tampone e si scopre quello che lo stesso Ruggirello sospettava: contagiato dal Covid19. “ E’ possibile che a contagiarlo possa essere stato un detenuto, probabilmente asintomatico con il quale divideva la cella; dopo la <scoperta> del virus a mio padre, hanno trovato altri tre detenuti con il virus. Sono asintomatici, sono in isolamento in carcere. Ma deve tenersi conto che in precedenza vi sono stati il medico e un infermiere del carcere contagiati dal virus”. Ci tiene ad aggiungere “ sono in contatto con i familiari degli altri detenuti che sono stati in cella con mio padre, lo ero già da prima. Ho scoperto una grande solidarietà, pensi che ci sentiamo anche adesso e mi chiedono delle sue condizioni”.

Già, quali sono le condizioni attuali? “Di stabilità, ovviamente aiutato con l’ossigeno, ma non è in terapia intensiva, i medici mi rassicurano. Non so, ovviamente, delle condizioni psicologiche, non lo sento da venerdì della scorsa settimana”.

Il futuro: “ certo, rispetto ai ieri lo guardo con un certo ottimismo, la decisione della Cassazione, per quanto tardiva, l’aspettavamo da tempo e ci da fiducia”. Il tono della voce si fa più grintoso quando afferma: “ la sentenza non ha nulla a che vedere con la malattia di mio padre. Ho sentito e letto sciocchezze e cattiverie mostruose,  indegne di chi le fa. Ci tengo anche a sottolineare che il caso che è stato sollevato per mio padre accomuna tutti i detenuti, è una situazione che richiede regole e attenzioni diverse da ieri.

Faccio un esempio: se non ci fosse stata la mia insistenza e quella dei legali con la rivelazione del covid19 a mio padre, non si sarebbero scoperti gli altri casi degli asintomatici ora messi in isolamento, che avrebbero potuto infettare tutto il carcere, non solo i detenuti. Sembra incredibile che a me e mio padre, solo perché è un politico, possa venire addebitata questa <colpa>. Sono io per prima che denunzio la condizione di abbandono dei detenuti che non hanno voce”.

Torniamo al futuro:” adesso deve finire il percorso di guarigione, spero arrivi nel frattempo la scarcerazione, anche attraverso la misura degli arresti domiciliari che gli possa permettere di ritrovare in famiglia  la serenità e la forza per affrontare il processo”. L’intervista-chiaccherata con Monica Ruggirello è finita, prima dei saluti però ci tiene a sottolineare  che” mio padre è in carcere da 401 giorni senza che ci sia stata una sentenza, senza che sia stato celebrato un solo giorno di processo”.

Aldo Virzì

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