“ Quell’albero  non deve essere tagliato”. L’associazione Italia Nostra, sezione di Trapani, è decisa nella sua protesta contro il paventato taglio del secolare albero di pino, che da oltre cento anni dal suo sito di Via Toselli, a Paceco, veglia sulla crescita della cittadina alle porte di Trapani. 

Italia Nostra ha scritto al Sindaco di Paceco, una lettera di denunzia e di accorato appello. Denunzia per il taglio da tempo eseguito di tre grossi alberi, due pini e un platano presenti in contrada Firriato, sempre a Paceco: “Italia Nostra condanna questo scempio, questo inutile accanimento contro tre giganti in buona salute” per facilitare “il progetto di adibire un fabbricato esistente nell’area situata oltre la banchina ad attività commerciale”, ed aggiungono “taglio sconsiderato  perché pare non sia stato autorizzato dall’Ufficio Tecnico comunale”.

Questo comunque riguarda il passato, ora c’è l’oggi, l’accorato appello per scongiurare il taglio dell’albero di pino di Via Toselli. L’appello accorato Italia Nostra lo fa fare allo stesso albero al quale da voce con una lunga lettera: la “lettera di un condannato a morte”, che racconta dall’alto degli oltre cento suoi anni di vita un pezzo della storia della cittadina di Paceco. Ne riportiamo alcuni brani: “Mi chiamo Pino, Pino d’Aleppo per la precisione. Da giovanissimo, circa 100 anni fa, sono stato piantato al confine del giardino di una villa che si affacciava sulla regia trazzera, ora via Concordia. Negli anni trenta la villa apparteneva alla signora Anna Greco sposata con l’avvocato Antonino Gentile. Ricordo che all’ingresso della villa c’erano due grossi pilastri in tufo e un cancello in ferro battuto. Quando mi piantarono fu una festa, eravamo in tanti, giovani e posti in fila indiana. Nel dopoguerra eravamo già alberi adulti, vigorosi, alti, orgogliosi della nostra forza e ricordo benissimo quando, intorno a noi, molti terreni furono concessi in enfiteusi per permettere ai contadini di costruirsi una casetta pagando il censo che era, appunto, un modesto canone enfiteutico.

Poi, nei primi anni ’80, una lottizzazione coinvolse la zona e anche il terreno della villa. Le strade furono ridisegnate, u stazzuni poco distante fu demolito e alcuni alberi miei amici furono eliminati. Io mi sono salvato perché mi trovavo al centro dell’incrocio e non davo fastidio a nessuno, anzi facevo quasi da vigile urbano. Probabilmente neanche sapevano che rappresentavo una sorta di pietra miliare perché sono stato scientemente piantato proprio nello spigolo d’intersezione tra la proprietà privata e la regia trazzera. I cittadini del quartiere mi hanno sempre voluto bene; quasi ogni anno mi riempivano di luminarie natalizie, a volte organizzavano anche un piccolo presepe ai miei piedi e io ero contento, partecipavo al Natale e donavo ossigeno a tutti.Negli ultimi anni alcune delle mie radici hanno sollevato un po’ l’asfalto; noi pini siamo così, è normale che alcune radici superficiali ingrossino e spostino l’asfalto. Altrove la cosa si risolve col buonsenso e con degli interventi continui di piccola manutenzione. Nel mio caso l’incrocio è spazioso e consentirebbe di allargare l’aiuola per inglobare la maggior parte delle radici più grosse; alcune radici lontane dal tronco si potrebbero eliminare e, su altre radici, si potrebbero costruire a regola d’arte uno o due dossi segnalati da appositi cartelli stradali. Ma qua non ne vogliono sapere, ormai hanno deciso, vogliono cancellare me e i miei ricordi spianare tutto e realizzare una “rotonda”. E pertanto l’ufficio tecnico ha preparato la condanna”.

Anche per i condannati può arrivare la grazia, è quella che chiede Italia Nostra, ma non solo, oggi la difesa del verde, del green, è diventata una priorità nel Paese, in Europa e nel mondo…….anche a Paceco.

                                                                               Aldo Virzì

Leave a Reply

Your email address will not be published.