Riassestamento tecnico: torna in campo l’ora legale

L’ora X scatterà nella notte tra sabato 25 e domenica 26 marzo. Lancette avanti di un’ora e, come da manuale, ritornano le leggende metropolitane: 60 minuti in meno di sonno, clima sociale sereno-irritabile. L’ora legale ritorna alla sua poltrona d’onore trascinandosi dietro le dovute paturnie: insonnia, insofferenza, mal di pancia. L’annuncio è giunto con l’equinozio di primavera, foriero di speranze e  fantasie idilliache. L’ora legale promette il risveglio dei sensi, lunghe passeggiate su litorali mozzafiato e placidi tramonti. Un risparmio energetico di circa 555 milioni di kilowattora, secondo la stima pubblicata da “Terna”, la società che gestisce la rete elettrica nazionale. Grandi numeri, lanciati come specchi per le allodole. Su quale ruota giocarli?

È vero, le giornate si allungano e giugno è alle porte. Ma si sa, l’attesa di un cambiamento disorienta, eccita, sconquassa, per giorni, settimane, in alcuni casi anche per mesi. Conseguenze collaterali, ovviabili con rimedi di sottobanco dal prevedibile effetto placebo. Gli equilibri saltano, ma poi ritornano. La frenesia e l’allarmismo si appianano nel ciclico ripetersi di cadenze precostituite. DST, Daylight Saving Time, “risparmio diurno di luce”, così è chiamata negli Stati Uniti l’ora legale. Da anni, ormai, ci si chiede se sia anacronistica e obsoleta, se sia davvero necessario rimestare tra le lancette di un orologio che rimane sempre lo stesso.

A cosa serve tutto questo sgambettare? L’ora legale è solo il rimpiazzo dell’ora solare.

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