Rischia di avere ripercussioni clamorose la sentenza della Corte di appello di Palermo sul contenzioso tra il Consorzio Universitario ed il Comune di Erice. La sentenza, confermando il primo grado, condanna il comune di Erice a pagare l’ingente somma di  103.291 euro, ai quali aggiungere interessi e spese legali, relativi alla quota annuale di socio fondatore del consorzio per l’anno 2013, respingendo la decisione dell’allora Sindaco Giacomo Tranchida di recedere dal Consorzio.

La Sindaca di Erice in una intervista a Telesud, rispondendo alla domanda del direttore Baldarotta sulla sentenza, tentava miseramente di ridicolizzare chi scrive queste note che non cercava alcun premio, non si trattava di uno scoop, ma della lettura di una sentenza; poi la Sindaca ribadiva la giustezza di quella posizione lasciandosi scappare la verità sulle motivazioni che stavano alla base di quella scelta e cioè di potere politico, totalmente diverse da quella messa a giustificazione nelle carte giudiziarie. Soprattutto, con un po’ di spocchia, tipica di chi l’ha preceduta, affermava che le casse del comune di Erice sono solide e potrà pagare l’ingiunzione alla quale il comune è stato condannato.

 Stando così le cose. A quanto ammonta realmente il debito del comune di Erice?,

Vediamo di fare chiarezza. Il comune di Erice non è mai uscito dal Consorzio Universitario della Provincia di Trapani, non ha pagato la quota annuale del 2013, ha continuato a non pagare le quote degli altri anni per la stessa cifra fissa per un totale di 8 anni; basta una semplice moltiplicazione per far salire la cifra a euro 826.328 ai quali aggiungere gli interessi e le spese legali. Insomma ci avviciniamo al milione di euro! Il comune di Erice è così ricco finanziariamente di potersi permettere, aldilà di altri aspetti di ordine finanziario e politico, di pagare cifre di questa grandezza? Ha previsto nella voce accantonamenti dei suoi bilanci, dal 2013 a quello del 2020, le quote per il Consorzio universitario in caso di perdita? La sentenza del tribunale di Corte di Appello lo dice chiaramente: “ …….la valutazione di legittimità o meno del recesso per giusta causa non doveva essere effettuata sulla base dello jus privatorum che regola i rapporti tra le parti, ma su criteri pubblicistici giacchè il Consorzio Universitario della Provincia di Trapani è persona giuridica pubblica”. Che tradotto significa che per uscire dal Consorzio non basta la volontà di Tranchida, della sua giunta di allora e dell’avvallo del Consiglio, ma ci devono essere motivazioni giuridiche.

Quella sentenza con questa affermazione dice anche altro, lo dice alle due parti, che fino a quando non ci sarebbe stata una sentenza definitiva sarebbero stati  obbligati, per motivi diversi, a mettere a ruolo in bilancio il dare ( comune di Erice), l’avere ( Consorzio Universitario). Tradotto significa che il Consorzio sarà quasi sicuramente obbligato  ad emettere un altro decreto ingiuntivo ( lo aveva fatto nel 2015) per il pagamento di tutte le quote. Rimane un’ultima osservazione: è sicuro che la Corte dei Conti, magari “chiamata” da un consigliere di opposizione – che potenzialmente rischia di poter pagare in solido insieme alle giunte, ai consiglieri di eri e di oggi, la somma – non ci metta la sua attenzione? E con quali conseguenze? In linea di principio non sarebbero possibili “accomodamenti”.

Intanto da qualche giorno il Sindaco di Trapani Giacomo Tranchida, quello che da Sindaco di Erice voleva uscire dal Consorzio, ha nominato il suo rappresentante nel Consiglio di Amministrazione nella persona del prof. Torre. Per l’insediamento del nuovo Cda si dovrà aspettare che da Palermo l’assessore regionale all’istruzione Roberto Lagalla nomini il Presidente. Nell’attesa della nomina sarà l’attuale Cda a decidere sul che fare, ma la curiosità, tutta politica, è diretta verso le decisioni del Sindaco Tranchida: darà al prof. Torre il mandato di perseguire il comune di Erice, e quindi se stesso per gli anni in cui è stato Sindaco di Erice? Un bel rebus.

Nessuno scoop, come si vede, ma la semplice professionale constatazione giornalistica di un episodio di arroganza politica che rischia di costare molto al comune ericino.

Infine da annotare le prime prese di posizione, arrivano, come era facile aspettarsi, da quella opposizione che negli anni ha aspramente combattuto la scelta del sindaco Tranchida. Scrive l’on. Nino Oddo: “Scellerata la politica culturale del comune di Erice, acclarata dalla recente sentenza del tribunale di Palermo. Ma grottesca la situazione in cui ora si trova l’università. La quale, dopo avere avuto riconosciuto le quote in carico al comune del 2013, ragionevolmente dovrebbe richiedere quelle degli anni successivi  gravata delle ulteriori spese legali e interessi maturati. Ma oggi uomo forte, che ne designa peraltro alcuni amministratori, è  l’ attuale sindaco di trapani. Lo stesso che determinò  l’inghippo da sindaco di Erice. A questo punto i vertici dell’università  si trovano difronte ad un atroce dilemma. Perseguire gli interessi dell’ente che amministrano, o tutelare l’uomo forte che li ha designati? E aggiunge: “Credo che gli atti relativi al contenzioso con l’università da parte del comune di Erice vadano trasferiti alla Corte dei conti.  Per l’ipotesi di danno erariale arrecato alle casse del comune per le improvvide decisioni degli amministratori del tempo”.

Ci si aspettava una immediata presa di posizione del dott. Nacci che nella precedente consiliatura contestò duramente quella scelta, lo ha fatto oggi e diamo in altro spazio del giornale il suo comunicato. Già ieri era comunque  intervenuto il nuovo direttivo del PSI: “Nella precedente legislatura la cosiddetta politica culturale del Comune di Erice fu al centro di uno scontro accesissimo fra il PSI e il suo gruppo consiliare e il sindaco Tranchida e l’amministrazione da lui guidata. Con una decisione miope il Comune si tirò inopinatamente fuori dal consorzio universitario insistente sul proprio territorio, crediamo unico caso di mondo. Salvo poi proporre colate di cemento, prospicienti la spiaggia per residenze universitarie per studenti fuori sede inesistenti. Queste scellerate scelte oggi trovano risposta nella sentenza della Corte d’Appello di Palermo……… In politica spesso occorre tempo, ma alla distanza le incongruenze emergono. Peccato che ha pagarne le conseguenze siano come in questo caso i cittadini”.

Decide di dire la sua anche l’avv. Valentina Villabuona che decide momentaneamente  di spogliarsi del vestito politico di presidente provinciale dell’assemblea del PD, partito che governa Erice e ricordare che”da candidata al Consiglio comunale di Erice, in dissenso con la candidata Sindaca sostenevo che il contributo all’Università andava ripristinato, che avremmo esposto il comune a spese legali e che le facoltà non le può scegliere il Sindaco e non può condizionare a questa pretesa illegittima il contributo al consorzio. Noi che abbiamo lottato per tenere l’Università a Trapani sappiamo bene quanto è importante per il territorio. Il tempo è galantuomo sempre!”

                                                                    Aldo Virzì

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