La grande ZTL ha tutta l’aria del progetto definitivo, il cavallo di Troia atteso e tuttavia inaspettato. Ha avuto la priorità su ogni disfunzione. Su qualsiasi mancanza di manutenzione. Su qualsiasi intervento ordinario e straordinario utile ad almeno ingentilire quel che rimane di un centro storico disastrato e offeso. Una storia lunga, per la verità. Una caduta libera avviata  nel Dopoguerra con repentine accelerazioni avvertite fortemente, drammaticamente, nell’ultimo decennio.  Diciamo dopo V.C. (Vitton Cup). Perché quel ricordo sempre più sbiadito appare ancora il simbolico (ridondante, se preferite) spartiacque tra l’inizio dell’illusione e il commiato ai sogni. O meglio, a un vivere appena normale. Non si osava chiedere di più. E in questo finale, il Covid non c’entra, sia chiaro. Né nelle grandi, né nella piccole cose.

Se da mesi, per esempio, affisso sui tre cancelli chiusi della Villa Margherita risalta la comunicazione con tanto di ufficialità istituzionale, ovi si informa che l’unico ingresso consentito è da Viale Regina Elena, cioè dal tratto della marina che va da piazza Garibaldi al Circolo Canottieri, potrebbe solo far sorridere. Verosimilmente è davvero un’inezia.

Ma come sperare nella fattività delle cose grandi e serie se nessuno verifica, nessuno si accorge delle idiozie? Sarà una questione di cuore, un’imperdonabile carenza di quanti pongono e dispongono di una città troppo spesso scambiata per una caserma. Basterebbe fare una semplice passeggiata, da Viale Duca d’Aosta, lungo i nuovi accessi alla Villa Margherita, per capirci, fino all’Agorà, la genialata che ha trasformato piazza Vittorio Emanuele in… eccellente luogo di aggregazione! Quanto basta da aggiungere alla nausea i simboli del degrado mostrati da una città che non sembra appartenere più ai trapanesi. Questo è il problema più profondo, più grande, praticamente insolubile.

Dicono sia bella, dicono sia accogliente, dicono sia turistica. Dicono.

Invece, prima di arrivare all’Agorà, sarebbe meglio consigliare a non indirizzare lo sguardo verso i lampioni sgangherati, arrugginiti, traballanti. Da ovest a est e viceversa. Meglio non guardare le fontane senz’acqua, le strade transennate, chiuse forse per sempre sebbene nel cuore della città. La via S. Francesco d’Assisi su tutte, una comprensibile contingenza divenuta provvisorietà definitiva. E poi buche, telecamere e segnali stradali di un’abbondanza e ineleganza tale da prevalere sui monumenti, sugli edifici gentilizi, sui portali delle chiese. Arredi urbani decisamente inurbani, figli di discutibili gusti, scelte prima demandate e poi verificate da chi? E perciò meglio chiudere. Una scelta azzeccata e soprattutto prioritaria, almeno tale appare la grande ZTL, nel più dettagliato e mieloso elenco della solita e insopportabile sinfonia del dolore.

Per chi si attendeva un rilancio, questa evidentemente è sembrata la scelta migliore. Da un momento all’altro, ossia con i tempi giusti di chi vuol cogliere di sorpresa evitando, al solito, i confronti, le opposizioni, le reazioni, le disubbidienze. Ma ovviamente siamo nel campo delle pure ipotesi. Infatti, gli “scimuniti” trapanesi avranno di che lagnarsi se i pass pagati per un triennio dovranno essere cambiati. Entro il 31 luglio, si dice. Senza pensare cosa accadrà negli uffici preposti quando e se arriverà il momento di farlo. Uno per famiglia, si dice anche. Oppure l’esborso annuale sarà di 120 euro. Da aggiungere a tutto il resto della crisi, della disoccupazione, del variegato carico tributario locale e nazionale.

Infine, dopo un attento studio sulla presunta razionalità del piano rimane da chiedersi quanti avranno ancora voglia di raggiungere un centro storico urbanisticamente difficile e, diciamolo pure, privo di quelle straordinarietà per le quali “al piacere non c’è prezzo”.  Insomma, sembra essere giunta la conclusione della novella, la fine definitiva di una comunità senza né storia, né memoria. E perciò senza identità, quindi, al massimo, per sua natura ragionevolmente rassegnata ad attendere congiunzioni astrali decisamente più favorevoli, unico futuro plausibile.

Giovanni Cammareri

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